Il ciclone Harry piega il Sud, tra "tempesta del secolo" e una devastazione senza precedenti
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Redazione Interno
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Il cicloneciclone extratropicale Harry, dopo aver solcato per giorni il Mediterraneo con una furia che gli esperti non esitano a definire quella della "tempesta del secolo", ha lasciato una scia di devastazione lungo le coste e nell'entroterra di Sicilia, Calabria e Sardegna, dove l'allerta rossa si è protratta ininterrottamente, paralizzando intere aree e generando disagi su una scala ormai raramente osservata. I dati raccolti dalle stazioni meteorologiche, del resto, fotografano una perturbazione di eccezionale intensità: oltre cinquecento millimetri di pioggia caduti nel giro di sole settantadue ore in alcuni punti, un quantitativo che in media caratterizza interi semestri, mentre il vento, con raffiche abbondantemente superiori ai cento chilometri orari, e il mare, con onde che hanno toccato i dieci metri in prossimità della costa, hanno scatenato energie distruttive di portata oceanica.
Un Mediterraneo trasformato in Atlantico
Quello che si è vissuto, come sottolineano gli studiosi del clima, è stato un evento capace di mutare radicalmente, seppur temporaneamente, la natura stessa di un bacino chiuso come il Mediterraneo, trasformandolo in un teatro di forze paragonabili a quelle dell'Atlantico più aperto e burrascoso. Al largo delle coste siciliane, infatti, si sono misurate onde alte fino a quindici metri, autentici palazzi d'acqua la cui potenza erosiva ha contribuito in maniera decisiva a cancellare tratti di spiaggia e a compromettere infrastrutture costiere, lasciando un segno profondo sul territorio che richiederà tempi lunghi e ingenti risorse per essere riparato. Fenomeni di questa portata, va detto, impongono una riflessione sulla necessità di raccontarli e comprenderli appieno, affinché non si arrivi impreparati di fronte a quanto il clima futuro potrebbe riservare.
Il racconto dalla macerie della costa ionica
A Roccalumera, piccolo centro sulla costa ionica messinese, il sindaco Giuseppe Lombardo descrive senza mezzi termini una situazione che ha riportato indietro le lancette del tempo. "Siamo tornati al dopoguerra, agli anni Cinquanta", afferma, riferendosi allo sconforto che ha caratterizzato le ore più drammatiche, uno sconforto che però, nelle sue parole, non deve prevalere sulla volontà di risollevarsi. Il primo cittadino, che è anche deputato regionale, da quando l'emergenza acuta è rientrata è in continuo movimento per il paese, cercando di quantificare danni che per molti rappresentano la perdita del frutto di anni di sacrifici e offrendo, per quanto possibile, una parola di conforto.
Catania e il bilancio di un'emergenza nazionale
Le immagini girate dagli elicotteri dei Vigili del Fuoco sopra Catania, intanto, hanno mostrato al resto d'Italia l'entità degli allagamenti che hanno sommerso parti della città etnea, restituendo una fotografia chiara di un'emergenza che ha mobilitato senza sosta le forze di soccorso. Il lavoro di questi ultimi, fondamentale per la sicurezza della popolazione durante il culmine dell'evento, è ora affiancato dalla macchina più complessa della valutazione dei danni e della progettazione della ricostruzione, un processo che coinvolgerà a vario Titolo tutti i livelli istituzionali. La ferita aperta dal ciclone Harry, del resto, è tale da non poter essere semplicemente medicata, ma richiederà uno sforzo coordinato e una visione di lungo periodo, partendo proprio dalla consapevolezza che il mare chiuso di casa nostra può ormai generare mostri un tempo impensabili.




