La Guinea Bissau nel silenzio di un golpe, tra nomine sospette e un presidente in esilio
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Redazione Esteri
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Un'atmosfera cupa, paragonabile a quella di un funerale, avvolge la Guinea Bissau, dove la gioia per le recenti elezioni è stata brutalmente sostituita dal peso di un colpo di stato. La giunta militare, che ha assunto il controllo del paese destituendo il presidente Umaro Sissoco Embaló, ha nominato il generale Horta N’Tam alla guida di un periodo di transizione, i cui contorni appaiono già opachi e carichi di incognite. Fonti locali, contattate per avere un quadro della situazione nella capitale Bissau, descrivono una popolazione soffocata da un'onda d'odio e di paura, costretta a osservare in un silenzio carico di apprensione lo svolgersi di eventi che rischiano di cancellare la già fragile democrazia della nazione. Il presidente Embaló, secondo quanto dichiarato dai militari, ha lasciato il territorio nazionale per rifugiarsi in Senegal, un esilio forzato che segna l'ennesima frattura nella tormentata storia politica di uno degli stati più instabili dell'Africa occidentale.
Una nomina che solleva interrogativi
In un movimento che molti analisti interpretano come un tentativo di dare una parvenza di legittimità al nuovo assetto di potere, la giunta guidata dal generale N’Tam ha emesso un decreto per nominare primo ministro Ilídio Vieira Té. La scelta, tuttavia, non è affatto scontata, poiché Vieira Té non è un estraneo all'ex presidente ma, al contrario, ne è stato un alleato stretto e il direttore della sua campagna elettorale durante le legislative della scorsa domenica. Questa mossa, che apparentemente sembrerebbe un gesto di riconciliazione, cela invece dinamiche di potere più complesse, suggerendo la possibilità di accordi sottobanco o di una cooptazione forzata delle figure vicine al vecchio regime, in un gioco di equilibri dove i traffici di droga continuano a condizionare pesantemente le sorti del paese.
Dalle urne alla forza bruta
Il passaggio dalle elezioni al colpo di stato è stato repentino, consumatosi nell'arco di pochi giorni, lasciando la popolazione sospesa in un limbo di incertezza. Le operazioni di voto, già contestate da alcune frange politiche, sono state bruscamente interrotte e dichiarate sospese dalla giunta, che ha proceduto con una serie di arresti mirati, prendendo di mira in particolare gli esponenti dell'opposizione. Questo rapido susseguirsi di eventi dimostra come la tensione fosse latente già durante la fase elettorale, pronta a esplodere nel momento in cui gli interessi delle diverse fazioni, spesso intrecciati con affari illeciti, sono stati percepiti come minacciati. La speranza di un rinnovamento democratico si è così dissolta nel giro di una manciata di ore, riportando il paese indietro di decenni.
L'ombra dei traffici e l'instabilità cronica
Sullo sfondo di questa ennesima crisi politica si staglia l'ingombrante presenza del narcotraffico, che da anni utilizza il piccolo stato dell'Africa occidentale come piattaforma logistica per i suoi affari, corrompendo apparati statali e influenzando le leadership. L'instabilità cronica della Guinea Bissau, che ha visto una lunga serie di colpi di stato e governi effimeri, non può essere compresa appieno senza considerare il ruolo destabilizzante di questi flussi illeciti di denaro e potere. La recente ascesa del generale N’Tam e la fuga del presidente Embaló rappresentano soltanto l'ultimo capitolo di una storia segnata da interferenze esterne e da lotte intestine per il controllo di risorse, sia legali che illegali, che continuano a tenere in scacco un'intera nazione.




