Cronaca dalla Guinea Bissau: il silenzio dopo il golpe

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un'atmosfera cupa, paragonabile a quella che segue un lutto, avvolge le stradi di Bissau, dove la vita sembra essersi fermata sotto il peso dei recenti eventi. Una fonte locale, contattata per telefono e che ha chiesto di rimanere anonima per timore di ritorsioni, ha descritto alla stampa vaticana una popolazione muta e sofferente, come se la gente fosse a un funerale, mentre i militari consolidano il potere acquisito con la forza. Il presidente Umaro Sissoco Embaló, secondo quanto dichiarato dalla giunta, è stato destituito e ha già lasciato il territorio nazionale per rifugiarsi in Senegal, anche se i dettagli sulla sua partenza rimangono, per molti versi, ancora da chiarire.

La nomina del generale e l'ombra della transizione

A guidare questa fase delicatissima, che i militari definiscono di transizione, è stato chiamato il generale Horta N’Tam, la cui figura si staglia ora al vertice di uno degli stati più instabili di tutta l’Africa occidentale. La sua ascesa, sancita da un decreto, segna l’inizio formale di un regime i cui contorni e le cui reali intenzioni sono, al momento, tutto fuorché trasparenti. Mentre le elezioni, tenutesi pochi giorni fa e già oggetto di aspre contestazioni, vengono di fatto sospese, il Paese piomba in una condizione di sospensione giuridica e politica, nella quale le libertà fondamentali appaiono fortemente compromesse e le opposizioni vengono sistematicamente messe a tacere, quando non arrestate.

Un premier inatteso dalla cerchia del presidente deposto

In una mossa che ha sorpreso molti osservatori, la giunta ha proceduto alla nomina del nuovo primo ministro, scelto nella persona di Ilídio Vieira Té, fino a poco fa ministro delle finanze e, soprattutto, stretto alleato dello stesso Embaló. Quest’ultimo, non a caso, aveva ricoperto il ruolo di direttore della campagna elettorale per il partito del presidente durante le legislative della scorsa domenica, un legame che rende la sua designazione un elemento di particolare complessità all’interno del quadro politico attuale. Tale scelta, apparentemente contraddittoria, potrebbe essere letta come un tentativo di dare una parvenza di legittimità al nuovo corso, oppure come il frutto di equilibri di potere sotterranei che il colpo di stato ha portato alla luce.

Il retaggio di instabilità e i traffici illeciti

Sullo sfondo di questa ennesima crisi politica, persistono come un’eredità malvagia i traffici di droga che da anni condizionano le dinamiche di potere nella nazione, rappresentando una piaga che nessun governo, negli ultimi tempi, è riuscito a debellare. Questi flussi illeciti, che attraversano il piccolo stato africano, contribuiscono ad alimentare corruzione e violenza, minando alle fondamenta qualsiasi tentativo di costruire istituzioni solide e trasparenti. L’instabilità cronica della Guinea Bissau, dunque, non è un fenomeno recente, ma trova le sue radici in un intricato sistema di interessi il cui controllo è, da tempo, una posta in gioco altissima per diversi attori, interni e non.

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