Arianna Fontana quarta nei 1000 metri, la staffetta maschile conquista la finale dello short track
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Redazione Sport
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La decima giornata delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, un appuntamento che tiene incollati allo schermo gli appassionati di sport su ghiaccio e neve, ha regalato emozioni contrastanti al pubblico italiano, con l’ebbrezza di una qualificazione importante e l’amaro in bocca per un podio sfumato all’ultimo respiro. Il Mediolanum Forum di Rho, trasformato nella suggestiva Milano Skating Arena, è stato il teatro principale delle speranze azzurre, concentrate in larga parte sulle lame di Arianna Fontana, la leggenda vivente dello short track che oggi cercava una nuova impresa nei 1000 metri femminili. L’atleta valtellinese, reduce da una prestazione che l’aveva vista superare agevolmente i quarti di finale vincendo la propria batteria con il crono di 1 minuto e 28 secondi e 613 centesimi -7, si presentava alla finale A con il peso delle aspettative e la possibilità di allungare ulteriormente la sua già straripante sequela di allori olimpici.
La gara dei mille metri, disciplina che richiede una miscela esplosiva di potenza, strategia e lucidità, ha visto Fontana scattare bene dai blocchi, occupando una posizione di riguardo sin dalle prime battute. Nel corso dello sviluppo della prova, tuttavia, l’olandese Xandra Velzeboer, già campionessa olimpica in carica dei 500 metri e dotata di una progressione notevole, ha trovato il varco per infilarsi all’interno della traiettoria dell’azzurra. In quel frangente, un leggero contatto con la pattinatrice cinese Gong, un inevitabile intreccio di braccia e lame che spesso decide le sorti di queste competizioni, ha costretto Fontana a perdere metri preziosi, spezzando il suo ritmo e costringendola a una rincorsa disperata. Nonostante un tentativo di rimonta generoso, che l’ha portata a ridosso delle prime, il margine accumulato è risultato incolmabile: l’azzurra ha chiuso la sua fatica in quarta posizione, assistendo al trionfo dell’olandese Velzeboer, che ha messo le mani sull’oro, e alla gioia della canadese Courtney Sarault, argento, e della coreana Kim Gil-li, bronzo -1. Un risultato che lascia l’amaro in bocca, ma che non scalfisce la statura di un’atleta che ha comunque lottato a viso aperto.
Poco prima dell’appuntamento clou con la finale, Elisa Confortola, l’altra portacolori italiana impegnata nella stessa distanza, aveva disputato la finale B, imponendosi con autorità e chiudendo al primo posto, a testimonianza di un buono stato di forma generale del reparto femminile. L’attenzione, dopo la prova delle donne, si è poi spostata sulle semifinali della staffetta maschile dei 5000 metri, un appuntamento che il quartetto azzurro ha affrontato con la determinazione di chi vuole giocarsi le proprie carte fino in fondo. Pietro Sighel, Thomas Nadalini, Luca Spechenhauser e Andrea Cassinelli sono scesi in pista in un raggruppamento tutt’altro che agevole, dovendo vedersela con le corazzate canadese e cinese. La prova dei ragazzi italiani è stata intelligente e concreta: sono riusciti a gestire la pressione, a mantenere la posizione utile e a piazzarsi secondi alle spalle del Canada, precedendo proprio la Cina e centrando così un pass per la finale che sa di impresa -1.
Sighel e Previtali avanzano nei cinquecento, percorso netto per gli azzurri
Nella stessa mattinata, prima dell’acuto della staffetta, il settore maschile dello short track aveva già fornito segnali positivi attraverso le batterie di qualificazione dei 500 metri. Pietro Sighel, reduce da un oro nella staffetta mista che lo ha proiettato tra i volti simbolo di questi Giochi, ha offerto un saggio della sua classe e della sua freddezza: toccato all’ultima curva da un avversario, ha miracolosamente mantenuto l’equilibrio, concludendo la prova quasi di spalle e timbrando un eccellente 40"924, secondo alle spalle del kazako Azhgaliyev, staccando il pass per i quarti di finale. Insieme a lui, Lorenzo Previtali ha superato il turno con il tempo di 40"993, confermando un buon momento di forma per l’intero gruppo guidato dal tecnico. Le eliminatorie hanno sorriso anche a Thomas Nadalini, completando un quadro positivo per i colori azzurri in vista dei turni successivi.
Slalom amaro a Bormio, la neve tradisce Vinatzer e Sala
Se sul ghiaccio di Rho si sono alternate luci e ombre, sulla neve di Bormio la giornata è stata particolarmente difficile per la squadra maschile di sci alpino, impegnata nello slalom speciale. La pista, resa insidiosa da una fitta nevicata che ha limitato la visibilità e ammorbidito il fondo, non ha perdonato gli errori. Alex Vinatzer, partito con il pettorale numero 14, ha visto la sua Olimpiade complicarsi ulteriormente: dopo una prima parte di tracciato in cui aveva cercato di spingere per recuperare terreno, è incappato in un errore che lo ha portato all’uscita di pista dopo appena ventitré secondi di gara. Un epilogo amaro per il gardenese, che aveva già vissuto delusioni nelle precedenti uscite. Analoga sorte è toccata a Tommaso Sala, anche lui autore di una prova in cui non è riuscito a trovare la chiave giusta per interpretare un manto nevoso particolarmente aggressivo. In una prima manche che ha visto il norvegese Atle Lie McGrath dettare il ritmo e il brasiliano Lucas Pinheiro Braathen, oro nel gigante, uscire di scena, l’unico a salvare il bilancio è stato Tommaso Saccardi, capace di chiudere la sua prova in decima posizione e tenere aperto uno spiraglio in ottica seconda manche.




