La staffetta maschile dello short track conquista il bronzo, per Sighel una rivincita dopo le delusioni individuali
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Redazione Sport
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C’è voluto il lavoro di squadra, quello fatto di cambi millimetrici e di spintoni ricevuti e restituiti solo nei limiti del regolamento, per regalare all’Italia del short track un’altra serata di festa. Nella finale dei 5000 metri, andata in scena venerdì 20 febbraio alla Milano Ice Skating Arena, il quartetto azzurro composto da Pietro Sighel, Thomas Nadalini, Luca Spechenhauser e Andrea Cassinelli ha messo al collo la medaglia di bronzo, chiudendo la prova con il tempo di 6:52.335 -1-5. Una gara, quella valida per i Giochi di Milano Cortina 2026, che ha visto i padroni di casa confermarsi sul terzo gradino del podio come già accaduto quattro anni fa a Pechino, sebbene con due soli reduci di quella spedizione, ovvero lo stesso Sighel e Cassinelli -1.
La gestione della corsa, sviluppatasi su 45 giri complessivi, è stata inizialmente tattica, quasi di attesa, salvo poi accendersi a metà gara quando gli azzurri hanno deciso di prendere in mano le operazioni portandosi in testa -5. Un testa a testa serrato con l’Olanda ha caratterizzato la parte centrale della sfida, ma è stato il finale a regalare le emozioni più forti. A sette tornate dalla conclusione, Sighel ha rischiato grosso incrociando le lame, ma è riuscito a rimanere in piedi con un guizzo che sa di lucida disperazione -3. La volata finale ha poi premiato gli olandesi, autori di un allungo decisivo che è valso loro l'oro, mentre la Corea del Sud ha strappato l'argento a pochi metri dal traguardo, superando proprio Sighel e relegando il Canada, campione olimpico uscente, fuori dal podio -3-5.
La riscossa di Pietro Sighel e il valore di un bronzo sudato
Per Pietro Sighel, questo bronzo ha il sapore di una liberazione. Dopo l'oro nella staffetta mista conquistato nei giorni precedenti insieme ad Arianna Fontana e agli stessi Nadalini e Spechenhauser, per lui le gare individuali erano state un calvario fatto di cadute, contatti e decisioni arbitrali quantomeno discusse -3. Esclusioni e rabbia, quella che lo aveva portato a evitare persino una finale B, sono state messe da parte grazie alla coesione di un gruppo che, come loro stessi ammettono, funge da seconda famiglia -3-4. E allora la prestazione in staffetta diventa la summa di tutto: Nadalini, autore di una penultima frazione sontuosa che ha riportato l'Italia dalla quarta alla seconda posizione, e la caparbietà di Sighel nell'ultimo giro, capace di difendere il bronzo dall'assalto canadese nonostante il sorpasso subito dai coreani, hanno disegnato una prova di carattere -1.
Per la disciplina italiana del short track, si tratta della quarta medaglia complessiva in questa rassegna a cinque cerchi, un ruolino di marcia che impressiona se si considera che l'Italia non era mai riuscita a salire sul podio in tutti e tre gli eventi a squadre (misto, femminile e maschile) nella propria storia -1. La medaglia numero 27 per la spedizione azzurra, che conta ora nove ori, cinque argenti e tredici bronzi, porta le firme di atleti cresciuti in un vivaio che, nonostante le difficoltà e la scarsa visibilità rispetto ad altri sport, continua a sfornare talenti capaci di competere ai massimi livelli -3.
La dinamica di una finale combattuta fino all'ultimo centimetro
L'analisi della corsa racconta di un'Italia che ha saputo soffrire nei momenti cruciali. Dopo il forcing di metà gara che l'aveva portata al comando, la squadra ha dovuto subire il ritorno delle avversarie più quotate -5. Negli ultimi cinque giri, il ritmo è aumentato in modo esponenziale e la possibilità di un errore era dietro l'angolo. Quando mancava ormai pochissimo, l'Olanda ha piazzato la zampata vincente, lasciando le briciole alle inseguitrici. La Corea del Sud ne ha approfittato per scavalcare l'Italia, ma Sighel, con la saggezza di chi in carriera ne ha viste tante, ha chiuso ogni varco a un Canada che premeva prepotentemente alle sue spalle -3. Un podio, questo, che sa di impresa, perché conquistato davanti a un pubblico amico che ha spinto i gladiatori del ghiaccio fino all'ultimo respiro. Per Luca Spechenhauser e Thomas Nadalini, così come per Sighel, si tratta della seconda medaglia in questi Giochi, a testimonianza di un gruppo coeso e vincente -7.




