L’Italia del bronzo nella staffetta dello short track, il medagliere azzurro sale a ventisette podi e il Coni fa i conti con gli impianti
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Redazione Sport
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La serata del ghiaccio ha regalato un’altra gioia all’Italia Team, con il quartetto composto da Pietro Sighel, Thomas Nadalini, Luca Spechenhauser e Andrea Cassinelli che ha conquistato la medaglia di bronzo nella staffetta maschile dei 5000 metri di short track. Una prova di cuore e strategia, quella dei quattro azzurri, che ha permesso al pubblico amico — quello assiepato sugli spalti dell’arena milanese — di esultare per un podio sofferto ma meritato, nell’ambito di una disciplina che regala sempre emozioni e colpi di scena fino all’ultima curva. A precedere l’Italia, sul gradino più alto è salita l’Olanda, mentre la Corea del Sud ha dovuto accontentarsi della piazza d’onore, completando così un podio di altissimo livello tecnico.
Si tratta della ventisettesima medaglia complessiva per la spedizione azzurra in questa edizione dei Giochi, un bottino che supera ogni più rosea aspettativa della vigilia e che colloca l’Italia stabilmente tra le grandi potenze dello sport invernale. E mentre gli atleti continuano a regalare soddisfazioni, con Francesca Lollobrigida pronta a gareggiare oggi nei 1500 metri del pattinaggio di velocità — disciplina che l’ha già vista protagonista in queste Olimpiadi —, chi governa la macchina dello sport italiano è già proiettato verso il futuro. Il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, ha voluto sottolineare come il successo organizzativo e sportivo di questi Giochi non debba rimanere un episodio isolato, ma trasformarsi in un volano per risolvere questioni annose.
La mappatura di Sport e Salute e il nodo delle infrastrutture
L’entusiasmo per le imprese azzurre, infatti, non può far dimenticare un problema strutturale che il Paese si trascina da decenni: lo stato di abbandono in cui versano numerosi impianti sportivi sul territorio nazionale. Autentiche cattedrali nel deserto, vengono definite da più parti, strutture spesso modernissime realizzate per grandi eventi e poi lasciate al degrado, con costi di manutenzione insostenibili per gli enti locali. A questo sta cercando di porre rimedio Sport e Salute, la società pubblica guidata da Marco Mezzaroma e Diego Nepi Molineris, che ha avviato una mappatura approfondita per individuare le carenze infrastrutturali, scoprendo — prevedibilmente — che il problema non riguarda solo il Mezzogiorno ma è diffuso in modo capillare su tutta la penisola.
Il segretario generale del Coni, Carlo Mornati, intervenuto nei giorni scorsi a Casa Italia a Livigno, ha parlato senza mezzi termini di questo vulnus, sottolineando come l’impiantistica rappresenti il vero tallone d’Achille del sistema. “Si sta facendo una riflessione su come fare in modo di continuare ad avere le piste di ghiaccio”, ha dichiarato Mornati, aggiungendo che il governo ha finalmente preso coscienza della situazione reale. Per Mornati, le medaglie vinte non sono frutto del caso — “nessuna di queste ventisette medaglie non era prevista”, ha tenuto a precisare — ma il risultato di un lavoro certosino e di scelte strategiche lungimiranti, come quella di candidare per i Giochi località che rappresentano l’eccellenza tecnica mondiale, un po’ come portare un tennista a Wimbledon.
L’exploit azzurro tra numeri e prospettive future
I numeri di questa Olimpiade parlano chiaro: l’Italia è andata a medaglia in dieci discipline su sedici, con novantaquattro finalisti complessivi, un dato che certifica la profondità del movimento. Un risultato, questo, che il Cio ha voluto riconoscere con i complimenti ufficiali agli organizzatori, dopo i forti dubbi e le perplessità che avevano accompagnato la fase iniziale dell’avventura olimpica italiana. La scelta di gareggiare su piste come lo Stelvio, l’Olympia delle Tofane o il centro del biathlon di Anterselva ha pagato, trasformando il fattore campo in un vantaggio competitivo non da poco per gli atleti di casa, abituati a quei tracciati e a quelle condizioni climatiche.
Tuttavia, accanto alla legittima soddisfazione per il presente, c’è chi come Mornati invita a guardare oltre, con un occhio di riguardo al ricambio generazionale. L’età media dei medagliati azzurri supera i ventinove anni, e questo — ha spiegato il segretario generale del Coni — è lo specchio di una società che invecchia, la seconda più anziana al mondo dopo il Giappone. Per mantenere competitivo lo sport italiano serve un cambio di mentalità, inserendo l’attività motoria nei piani didattici scolastici come avviene nei Paesi anglosassoni, per gettare le basi di un ricambio che, per ora, sembra garantito solo dai risultati ai Giochi Giovanili Invernali di Gangwon, dove l’Italia ha vinto il medagliere due anni fa.
La giornata di gare e l’assenza forzata di Pellegrino
Nel frattempo, il programma olimpico prosegue inesorabile verso la cerimonia di chiusura. La giornata di oggi, sabato 21 febbraio, si preannuncia ricca di appuntamenti per il pubblico italiano, con diverse carte da giocare per arricchire ulteriormente il medagliere. Oltre alla già citata Lollobrigida nel pattinaggio di velocità, l’attenzione è tutta per il biathlon, dove Lisa Vittozzi — portabandiera per la cerimonia di chiusura — e Dorothea Wierer, alla sua ultima gara olimpica, scenderanno in pista per la mass start femminile. Nello sci freestyle, attesi i fratelli Deromedis, Zorzi e Tomasoni nello skicross maschile, mentre nel bob a quattro Patrick Baumgartner proverà a dire la sua.
Un’assenza pesante, però, getta un’ombra sulla vigilia: Federico Pellegrino, portabandiera dell’Italia Team e stella dello sci di fondo, è stato bloccato da uno stato influenzale e non potrà prendere parte alla cinquantina di sci nordico in programma oggi al Lago di Tesero. Un sogno che sfuma per il valdostano, che chiude anzitempo la sua carriera olimpica senza l’ultimo acuto che tanto sperava di regalarsi. E mentre si attende la finalissima di hockey tra Stati Uniti e Canada, una finale che profuma di classico e di rivalità eterna, si vocifera di una possibile visita del presidente americano Donald Trump a Milano per assistere alla sfida, un’eventualità che aggiungerebbe una nota di colore politico all’ultimo atto di questi Giochi.




