Il Vicenza è tornato in serie B, festa al Menti dopo quattro anni di purgatorio
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Redazione Sport
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Sembrava quasi un appuntamento con la storia, una di quelle coincidenze che il calcio, si sa, talvolta cesella con cinica ironia. E invece il copione, scritto per l’ultima recita stagionale al “Romeo Menti”, ha regalato un finale diverso, liberatorio, per il Vicenza. Di fronte c’era l’Inter Under 23, guidata da Stefano Vecchi, l’allenatore che per due stagioni consecutive aveva accarezzato il sogno della promozione senza mai riuscire ad afferrarlo, perdendo una finale playoff contro la Carrarese e, l’anno seguente, una semifinale con la Ternana. Stavolta, però, il Lane non ha tremato. Le reti di Capello, nel primo tempo, e di Stuckler, a cavallo dell’intervallo, hanno disegnato una traiettoria netta verso la serie B, quella cadetteria che mancava dall’amaro playout del 2022. La rete di Kamatè, a metà ripresa, ha solo ravvivato la fiamma di un’orgogliosa gioventù nerazzurra senza mai davvero far pensare a un ritorno degli ospiti. Al triplice fischio, l’abbraccio tra il pubblico e la squadra ha sancito la fine di un’attesa lunga quattro anni.
Numeri, in questi casi, ne girano tanti, ma alcuni hanno il peso specifico della pietra. Il Vicenza di Fabio Gallo, subentrato proprio a Vecchi in estate, ha chiuso i conti con sei turni d’anticipo, un’impresa riuscita a pochi club nella storia recente della categoria: per trovare un precedente simile bisogna tornare al Catanzaro di Vivarini, che nel 2023 festeggiò il 19 marzo. La squadra veneta ha costruito il proprio trionfo su una solidità difensiva (appena venti i gol subiti in trentadue partite) e una facilità di realizzazione (cinquantasei le reti all’attivo) che non hanno mai lasciato spazio a reali inseguitori. Ventiquattro le vittorie, sei i pareggi e due sole sconfitte, un ruolino di marcia che racconta di una superiorità espressa fin dalle prime battute del campionato e mai più messa in discussione.
Fabio Gallo, fazzolettone biancorosso annodato al collo sotto la curva, ha commentato la serata con l’emozione di chi ha saputo gestire la pressione di un obiettivo dichiarato fin dal primo giorno. Per lui, reduce dalla promozione con l’Entella nella stagione precedente, si tratta del secondo salto di categoria consecutivo, un piccolo record personale che impreziosisce una carriera da allenatore in ascesa. La sua creatura, un gruppo che ha saputo ripartire dalle ceneri delle delusioni passate, ha mostrato una maturità e una determinazione che lo hanno reso implacabile. «È una bellissima serata di sport, di passione, di vita», ha commentato il presidente Stefano Rosso, sintetizzando il sentimento di una città intera che ha riempito ogni ordine di posti del Menti, trasformando lo stadio in un catino di entusiasmo e colori sociali.
Una cavalcata partita da lontano
L’aritmetica, si sa, certifica solo ciò che la sostanza aveva già ampiamente mostrato. La squadra di Gallo viaggiava con un vantaggio rassicurante sull’Union Brescia, seconda della classe, ormai da diverse settimane, ma l’ufficialità è sempre un’altra cosa. Il campo, intanto, ha raccontato di un Vicenza capace di vincere in dieci uomini a Monza contro la stessa Inter, di trovare soluzioni nei minuti di recupero ad Arzignano, di esaltarsi nelle difficoltà con la determinazione di chi un traguardo lo vuole toccare con mano. L’ossatura della squadra è stata costruita attorno a conferme preziose, come Zonta, Sandon e Rauti, e a innesti di esperienza che hanno fatto la differenza nei momenti cruciali: Gagno tra i pali, Cavion in mediana, e naturalmente Capello e Stuckler in avanti, una coppia che ha letteralmente trascinato i biancorossi a suon di gol.
Il progetto, insomma, è ripartito dalle fondamenta. La proprietà, che non ha mai fatto mistero di volere un club solido e radicato nel territorio, ha investito su un’identità precisa, fatta di giocatori che quel territorio lo rappresentano o che hanno sposato con convinzione la causa. Ne è venuto fuori un mix vincente, che ha saputo trasformare la rabbia per le occasioni perse in energia positiva per il presente. La festa, sotto la Sud, è stata il momento culminante di un percorso che ha visto il tecnico Gallo scherzare con i tifosi, mostrando una stella immaginaria sulla testa per spiegare la propria filosofia e raccontando di aver aperto una parentesi alla sua quaresima personale per il raggiungimento dell’obiettivo. Il purgatorio, finalmente, è terminato.




