Caro carburanti, vertice Meloni-Giorgetti: allo studio un decreto con le accise mobili
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Redazione Economia
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I prezzi di benzina e gasolio continuano a salire inesorabilmente, e il governo italiano si trova ora a dover far fronte a una nuova emergenza economica che rischia di avere pesanti ripercussioni su famiglie e imprese. Mentre il costo del diesel ha già superato il record toccato nel marzo del 2022, raggiungendo la cifra di 2,161 euro al litro sulla rete stradale, e la benzina si attesta a 1,968 euro, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha convocato un vertice con il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, per discutere le possibili contromisure.
Al centro del colloquio, la valutazione di un nuovo intervento per arginare i rincari, con l'ipotesi principale che si riaffaccia è quella del meccanismo delle cosiddette "accise mobili".
Numeri da record e pressione sulle famiglie
I dati diffusi dal ministero delle Imprese e del Made in Italy dipingono un quadro allarmante: il gasolio, in particolare, ha toccato quota 2,161 euro al litro in modalità self service, un livello che supera il precedente picco registrato dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina. Sulla rete autostradale, la situazione è ancora più critica, con il diesel che arriva a costare 2,228 euro e la benzina che supera abbondantemente la soglia psicologica dei due euro, arrivando a 2,059 euro al litro.
Secondo le stime del Codacons, in sole tre settimane il prezzo medio del gasolio è schizzato in alto di quasi 28 centesimi, mentre la benzina ha registrato un rincaro di 16,5 centesimi; ne consegue che un pieno di diesel costa oggi circa 14 euro in più rispetto allo scorso 3 luglio, quando è scaduto l'ultimo taglio secco delle accise. Un'impennata che alimenta il timore di una nuova fiammata inflazionistica, mettendo ulteriormente sotto pressione i bilanci delle famiglie italiane, già provati da mesi di incertezza economica.
Come funzionano le accise mobili e i loro limiti
Il meccanismo delle accise mobili, su cui il governo sta concentrando l'attenzione, non è una novità nel panorama fiscale italiano. Introdotto per la prima volta nel 2008 e successivamente riformato dall'esecutivo guidato da Giorgia Meloni nel 2023, questo strumento mira a creare un calmiere che si autoalimenta: in pratica, quando il prezzo del petrolio sale, lo Stato incassa più Iva sulle vendite dei carburanti; parte di questo extragettito può essere utilizzato per ridurre temporaneamente le accise, compensando almeno in parte l'aumento del costo alla pompa.
Tuttavia, il beneficio per i consumatori appare piuttosto limitato. Secondo le stime riportate da lavoce.info, lo sconto ottenibile si aggirerebbe tra i 7 e i 10 centesimi al litro, una cifra ben lontana dai tagli di 20, 10 e infine 5 centesimi effettuati nei mesi scorsi per calmierare i prezzi, i quali sono costati alle casse dello Stato diversi miliardi di euro e che oggi appaiono insostenibili alla luce della situazione dei conti pubblici.
Inoltre, il meccanismo soffre di un ritardo strutturale: per poter disporre delle risorse, è necessario prima incassare l'Iva maggiorata dagli ultimi aumenti, un processo che richiede almeno due settimane, rendendo impossibile un intervento immediato.
Un decreto ad agosto e le criticità del sistema
La riunione tra Meloni e Giorgetti è servita a fare il punto su queste criticità e a studiare come rendere più efficace l'intervento. L'obiettivo dichiarato è quello di mettere a punto un decreto che potrebbe essere varato già nel primo Consiglio dei ministri di agosto, forse già il 4 agosto, per cercare di mantenere i prezzi sotto la fatidica soglia dei due euro al litro. Le difficoltà, tuttavia, non mancano.
Il ministro Giorgetti dovrà trovare le coperture finanziarie per un provvedimento che, se generalizzato, avrebbe costi significativi: si stima che uno sconto di 20-25 centesimi al litro costerebbe circa 140 milioni di euro a settimana.
A complicare il quadro, si aggiunge la dinamica del mercato petrolifero e la struttura della filiera: come denunciato da più parti, gli aumenti dei prezzi internazionali si riversano sui listini alla pompa nell'arco di 24-48 ore, mentre i ribassi vengono invece trasferiti con molta più lentezza, un fenomeno noto come effetto "piuma e piombo" che alimenta i sospetti di speculazione.
A questo si aggiunge il fatto che i prezzi dei prodotti raffinati, come benzina e gasolio, sono oggi più sensibili alle quotazioni del petrolio a causa della riduzione della capacità di raffinazione in Europa e della dipendenza dalle forniture internazionali.
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