Oro, il crollo continua ma gli speculatori non hanno ancora attaccato. La Cina compra 15 tonnellate

Oro, il crollo continua ma gli speculatori non hanno ancora attaccato. La Cina compra 15 tonnellate
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Redazione Economia Redazione Economia   -   La bull run dell'oro, durata almeno tre anni, sembra essersi interrotta; e il ribasso dei giorni scorsi, che ha riportato il metallo prezioso a ridosso dei 4.100 dollari l'oncia, potrebbe non essere ancora finito. Tuttavia, a dispetto delle apparenze e dei titoli catastrofici, gli speculatori veri e propri – quelli che scommettono su un crollo – non hanno ancora attaccato con decisione.

Secondo quanto riportato da Bloomberg e analizzato da Martin Alfonsin e Jack Ryan, le posizioni corte nette sull'oro sono ancora vicine ai minimi storici, nonostante qualche fondo hedge abbia fatto proclami a effetto. Questa circostanza suggerisce che, per quanto la pressione ribassista sia palpabile, il mercato potrebbe non aver ancora visto il peggio; o forse, al contrario, che una correzione più profonda potrebbe scattare proprio quando gli short decideranno di entrare in gioco in massa.

Le ragioni del calo e il ruolo della Fed

La responsabilità principale del recente calo è da attribuire alle prese di profitto, messe in atto da investitori che avevano cavalcato il rialzo degli ultimi anni, piuttosto che a un cambiamento strutturale delle fondamentali del mercato. A pesare sul sentiment c'è, naturalmente, la forza del dollaro, che nelle ultime settimane ha giocato un ruolo determinante, spinto dalle aspettative di tassi d'interesse elevati e da un rendimento dei bond americani che rende meno attraente un asset che, come l'oro, non produce flussi di cassa.

In questo contesto, gli occhi di tutti gli operatori sono puntati sui verbali dell'ultima riunione del Federal Open Market Committee (FOMC), attesi per mercoledì. Il documento, che segna la prima riunione sotto la presidenza di Kevin Warsh, potrebbe offrire indicazioni cruciali sul futuro della politica monetaria della Federal Reserve, in un momento in cui i banchieri centrali appaiono divisi sulla necessità di un ulteriore inasprimento.

I deflussi dagli ETF e le tensioni geopolitiche

Un dato significativo, che conferma lo stato d'animo degli investitori, è il prelievo di circa 18 miliardi di dollari dai principali ETF sull'oro negli Stati Uniti. Si tratta di un deflusso considerevole, che segnala soprattutto la chiusura di posizioni al termine di una lunga corsa, senza però lasciar intravedere quelle ripercussioni speculative che potrebbero preludere a un tracollo. A complicare ulteriormente lo scenario ci sono le rinnovate tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, un punto nevralgico per il trasporto del petrolio.

Le ostilità, e la dichiarazione del presidente Trump secondo cui il cessate il fuoco è terminato, hanno fatto schizzare i prezzi dell'energia, alimentando il timore di un'inflazione persistente che potrebbe indurre la Fed a mantenere i tassi alti più a lungo. Il dollaro, in questo quadro, si è ulteriormente rafforzato, esercitando una duplice pressione sul metallo giallo.

La Cina continua ad accumulare: 15 tonnellate in giugno

In netto contrasto con il comportamento degli investitori speculativi, si muovono le banche centrali, che non hanno ridotto i loro acquisti. In particolare, la Banca Popolare Cinese ha comunicato di aver acquistato quasi 15 tonnellate d'oro nel mese di giugno, segnando il ventesimo mese consecutivo di acquisti netti e il maggiore incremento mensile dal 2023. L'acquisto, pari a 480.000 once, è avvenuto in un momento di forte correzione dei prezzi, che a giugno sono scesi brevemente sotto la soglia dei 4.000 dollari l'oncia, registrando il peggior calo mensile dal 2008.

Nonostante il valore delle riserve sia diminuito per via del calo delle quotazioni, Pechino continua imperterrita nella sua strategia di accumulo, guidando un movimento che vede altri paesi, come Uzbekistan e Polonia, incrementare le proprie riserve d'oro, spinte dalla necessità di diversificare gli asset in un mondo sempre più incerto.

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