Garlasco, doppio scontro legale: perizie e semilibertà al centro del caso Poggi
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Redazione Interno
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A distanza di quasi diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco riaccende tensioni giudiziarie su due fronti distinti, ma strettamente intrecciati. Da un lato, il tribunale di Pavia è chiamato a decidere sulla nomina dei consulenti tecnici per l’incidente probatorio voluto dalla gip Daniela Garlaschelli, mentre dall’altro, a Milano, la procura generale si oppone alla concessione della semilibertà ad Alberto Stasi, già condannato in via definitiva a sedici anni per l’uccisione della ex fidanzata.
La controversia più recente riguarda la figura del genetista Emiliano Giardina, indicato come perito terzo per le analisi sul dna rinvenuto sulle unghie della vittima. Già nel 2017, in un’intervista al programma Le Iene, Giardina aveva espresso dubbi sull’attendibilità dei riscontri genetici, sostenendo che non fosse possibile stabilire con certezza a chi appartenessero quelle tracce. Una posizione che ora il procuratore aggiunto Stefano Civardi considera “pregiudicante”, tanto da chiederne la ricusazione. «Un parere prematuro», hanno argomentato i pm nella memoria depositata alla gip, «che rischia di influenzare l’esito delle nuove indagini».
Queste ultime, com’è noto, coinvolgono Andrea Sempio, il cui profilo genetico è stato confrontato con quello rilevato sulla scena del crimine. Ma non solo: i carabinieri del Nucleo investigativo hanno prelevato campioni biologici anche dal fratello di Chiara, Marco Poggi, e da due amici, M.C. e R.F., sebbene nessuno di loro sia al momento indagato. Un passaggio che conferma quanto l’inchiesta sia ancora aperta a sviluppi imprevisti, nonostante il lungo tempo trascorso.
Intanto, a Milano, la procura generale ha presentato un parere contrario alla semilibertà per Stasi, motivandolo anche con la recente intervista rilasciata dall’uomo a Le Iene, ritenuta «incompatibile con un percorso di reinserimento». Una presa di posizione netta, che ribadisce come il caso continui a dividere non solo i legali, ma anche l’opinione pubblica.




