Anthropic accusa DeepSeek, Moonshot e MiniMax: “Così ci hanno copiato su scala industriale”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La competizione globale nel campo dell’intelligenza artificiale, un settore già di per sé segnato da una corsa serrata all’innovazione e da crescenti frizioni geopolitiche, registra ora un nuovo, significativo capitolo di tensione. Anthropic, la società statunitense responsabile dello sviluppo del noto chatbot Claude, ha formalmente denunciato tre aziende cinesi specializzate nello sviluppo di modelli linguistici di grandi dimensioni. Attraverso un report pubblicato sul proprio sito ufficiale, l’azienda guidata da Dario Amodei ha messo nero su bianco accuse pesantissime nei confronti di DeepSeek, Moonshot AI e MiniMax, sostenendo che queste ultime abbiano orchestrato quella che è stata definita una “campagna su scala industriale” finalizzata all’estrazione illecita delle capacità del proprio modello. Una pratica, questa, nota nel gergo tecnico come “distillazione”, che consentirebbe di replicare le prestazioni di un sistema avanzato per addestrarne uno proprio, eludendo così i costi e i tempi della ricerca e sviluppo -1-6.
L’entità dell’operazione e i numeri dell’accusa
I dati riportati da Anthropic, se confermati, delineerebbero un’operazione di ben più ampia portata rispetto ai normali tentativi di reverse engineering o ai singoli episodi di violazione dei termini di servizio. Secondo la denuncia della società californiana, le tre aziende concorrenti avrebbero creato e gestito una rete di circa 24.000 account fraudolenti, attraverso i quali sarebbero state generate oltre 16 milioni di richieste (interazioni) al sistema Claude -1. L’obiettivo di questo massiccio utilizzo, spiega Anthropic, non era quello di testare o utilizzare legittimamente il chatbot, ma di estrarne in modo sistematico le conoscenze e le capacità di risposta. La tecnica della distillazione, che in ambito accademico e industriale è uno strumento legittimo per creare modelli più piccoli ed efficienti a partire da uno più grande (detto “insegnante”), diventa qui il cavallo di Troia per appropriarsi di tecnologia altrui, violando palesemente le condizioni d’uso e, potenzialmente, sollevando questioni relative alla proprietà intellettuale -5-10. L’analisi dei flussi di dati, basata su indirizzi IP e metadati, avrebbe permesso a Anthropic di risalire con “alta convinzione” ai responsabili, identificando i pattern di comportamento come inequivocabilmente riconducibili ai laboratori di DeepSeek, Moonshot AI e MiniMax -6.
Il modus operandi e le differenze tra gli attacchi
L’accusa mossa da Anthropic non si limita a una generica denuncia, ma entra nel dettaglio del volume di attività attribuito a ciascuna delle società coinvolte, dipingendo un quadro variegato per intensità e focus. Secondo il rapporto, la maggior parte dell’attività fraudolenta sarebbe da ricondurre a MiniMax, che da sola avrebbe effettuato oltre 13 milioni di interazioni con Claude, seguita da Moonshot AI con circa 3,4 milioni di richieste -1. DeepSeek, l’azienda balzata agli onori delle cronache lo scorso anno per aver scosso il mercato con i suoi modelli open source ed efficienti dal punto di vista computazionale, avrebbe invece effettuato circa 150.000 interazioni -1-6. La differenza nei numeri potrebbe indicare strategie di distillazione diverse: mentre alcune aziende mirano a saturare il modello per estrarre un’ampia gamma di conoscenze, altre potrebbero concentrarsi su capacità più specifiche, come il ragionamento o la scrittura di codice. Non è un caso, del resto, che proprio le capacità di programmazione di Claude, riconosciute come particolarmente avanzate, fossero nel mirino, con l’obiettivo dichiarato di “replicare funzionalità di più alto livello” per migliorare i rispettivi modelli proprietari, come il noto Kimi di Moonshot o le piattaforme di MiniMax, che spaziano dalla generazione vocale a quella video -4-6.
Il contesto della guerra tecnologica e le implicazioni
Queste rivelazioni giungono in un momento di massima attenzione sul tema della supremazia tecnologica, con l’amministrazione Trump, tornata alla guida degli Stati Uniti, che ha fatto della competitività in settori chiave come l’AI uno dei suoi cavalli di battaglia. L’accusa di Anthropic, infatti, trascende la mera disputa commerciale tra privati e assume contorni politici e di sicurezza nazionale. La società ha esplicitamente sollevato il timore che le capacità “distillate” da Claude potrebbero non essere utilizzate solo per fini commerciali, ma potenzialmente confluire in sistemi destinati a usi militari, di intelligence o di sorveglianza da parte della Cina -1-6. Un’eventualità, questa, che rende il caso un potenziale nuovo fronte di scontro nella guerra dei chip e delle tecnologie. Non è la prima volta, del resto, che aziende cinesi vengono accusate di queste pratiche: la stessa OpenAI, rivale diretta di Anthropic, aveva recentemente messo in guardia alcuni membri del Congresso americano riguardo a presunte attività di distillazione condotte da DeepSeek per cavalcare i progressi altrui -6. L’appello finale di Anthropic, che invita a una risposta coordinata che coinvolga l’intero settore dell’AI, i fornitori di servizi cloud e i decisori politici, suona come un campanello d’allarme che mira a trasformare una pratica illecita in una questione di priorità nazionale -6.




