Delfin, lo sfogo di Del Vecchio jr: "Per tre volte ho provato a comprare le quote, non me l'hanno fatto fare"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   La promessa fatta al fondatore della dinastia, quella di garantire una guida stabile alla holding lussemburghese, si è scontrata con il muro dei fratelli. Leonardo Maria Del Vecchio, in un'intervista rilasciata al settimanale Chi, ha ricostruito i tentativi andati a vuoto per rilevare le partecipazioni di Paola e Luca Del Vecchio nella cassaforte di famiglia.

«Per anni ho combattuto affinché fosse rispettato il testamento di mio padre, che prevedeva diverse fasi, l’ultima delle quali era proprio l’opportunità di comprare quote di altri azionisti per avere una direzione unitaria e senza scontri», ha dichiarato il quartogenito del fondatore di Luxottica.

I tre tentativi di scalata e il peso della promessa

L'obiettivo dichiarato dal socio di Delfin era quello di salire dal 12,5% al 37,5%, diventando il primo azionista del veicolo che controlla il 32,4% di EssilorLuxottica e partecipazioni strategiche in istituti di credito come Mps e Generali. L'operazione, valutata complessivamente circa 10 miliardi di euro per il 25% detenuto dai due fratelli, sarebbe stata realizzata tramite un maxi-finanziamento bancario. «Mi sarei esposto finanziariamente e ho provato a chiudere la trattativa per tre volte, e per tre volte non ci sono riuscito. Non me l’hanno fatto fare», ha sottolineato Del Vecchio jr.

, aggiungendo di poter affermare, a quattro anni dalla scomparsa del patriarca, di aver mantenuto la promessa di anteporre il bene dell'azienda, pronti a indebitarsi per quella cifra pur di tutelare l'eredità industriale.

Il nodo della penale e l'esposizione finanziaria

Il fallimento dell'accordo per l'acquisto ha però aperto un nuovo fronte legale. Il contratto per l'acquisizione, che non conteneva una clausola che subordinasse il perfezionamento all'ottenimento del finanziamento, prevede una penale complessiva di 500 milioni di euro (250 milioni per ciascun venditore) in caso di mancato closing. I legali di Luca e Paola avrebbero già predisposto una lettera per chiedere il pagamento, mentre fonti vicine all'imprenditore indicano l'ipotesi di un arbitrato internazionale per tentare una ricomposizione della controversia.

Intanto, il family office di Leonardo Maria ha ritenuto necessario fare chiarezza sul perimetro del suo indebitamento, smentendo ricostruzioni giornalistiche. In una nota, LMDV Capital ha distinto tra debito personale (affidamenti per circa 500 milioni) e debito societario, sottolineando che, pur sommando l'esposizione personale alla linea di credito del family office e alle posizioni garantite da beni reali, il totale è pari a 950 milioni e che non risultano posizioni scadute o non onorate.

La scelta di lasciare EssilorLuxottica

Nell'intervista, Del Vecchio ha motivato anche il suo recente addio agli incarichi operativi all'interno di EssilorLuxottica, compreso il ruolo di presidente di Ray-Ban. «Sono andato via perché non posso essere a capo di strategie che non condivido», ha spiegato, rivendicando una visione industriale che pone Agordo, il cuore pulsante del successo del padre, al centro del progetto. La decisione, comunicata a fine agosto, arriva dopo un progressivo allontanamento da Francesco Milleri, figura chiave sia nella gestione del colosso dell'ottica che nella holding Delfin.

Il suo intervento pubblico arriva in una fase complessa per la governance della cassaforte lussemburghese, che vede una sostanziale paralisi nelle decisioni strategiche e un acceso confronto sulla distribuzione dei dividendi, attualmente bloccati al 10% degli utili senza un accordo unanime tra gli otto soci eredi.

Il trasferimento delle quote e le prossime scadenze

La partita si gioca anche su un piano giudiziario in Lussemburgo, dove a Paola e Luca è stato concesso di trasferire il loro 12,5% in veicoli societari personali, aggirando di fatto i vincoli statutari di Delfin che impediscono di dare in pegno le azioni. La mossa, che rende le partecipazioni più flessibili per operazioni finanziarie, è stata compiuta anche da Rocco Basilico e potrebbe essere seguita da Leonardo Maria e Clemente, con scadenze previste fino a marzo 2027.

La decisione del giudice lussemburghese sulla richiesta di proroga dei termini per la prelazione su queste ultime quote, attesa per il 22 settembre, rappresenterà il prossimo capitolo di una vicenda che tiene in equilibrio gli equilibri di una delle holding più influenti del capitalismo italiano.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.