Delfin, via libera dal Lussemburgo al trasferimento delle quote di Paola e Luca Del Vecchio
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Redazione Economia
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Si sblocca la complessa partita del riassetto azionario di Delfin, la holding che custodisce il patrimonio della famiglia Del Vecchio, con un provvedimento che arriva direttamente dal tribunale del Lussemburgo. I giudici del Granducato hanno infatti autorizzato il trasferimento del 25% complessivo del capitale, detenuto da Paola e Luca Del Vecchio, in un veicolo societario di loro proprietà.
L'operazione, come anticipato da MF-Milano Finanza, consentirà ai due fratelli di trasferire le rispettive quote del 12,5% ciascuno, superando di fatto un vincolo statutario che fino a oggi aveva rappresentato un ostacolo insormontabile per la governance della galassia Delfin.
Lo scopo dell'operazione e il superamento del veto statutario
Il nodo centrale della vicenda risiedeva nella rigida clausola dello statuto di Delfin, che prevede la possibilità per i soci di essere esclusivamente persone fisiche, ovvero gli eredi diretti del fondatore Leonardo Del Vecchio. Questa disposizione, pensata per mantenere un controllo stretto e familiare sul capitale, impediva di fatto ai singoli azionisti di utilizzare le proprie partecipazioni come garanzia per operazioni finanziarie o di finanziamento.
Il via libera dei giudici lussemburghesi, giunto lo scorso 17 agosto dopo una diatriba durata circa nove mesi, rappresenta quindi un passaggio fondamentale per aggirare questo veto, rendendo di fatto "bancabili" le quote e aprendo la strada a una nuova fase nelle trattative per il riassetto complessivo della holding.
Il peso di Delfin nel panorama finanziario italiano ed europeo
La posta in gioco è di rilievo considerevole, considerato il peso specifico degli asset custoditi all'interno di Delfin. La holding, infatti, non si limita a detenere una partecipazione di controllo indiretta nel colosso dell'occhialeria EssilorLuxottica, dove possiede il 32,4% del capitale, ma vanta anche un pacchetto di partecipazioni diversificato e di primissimo piano nel settore bancario e assicurativo. Tra queste spiccano il 17,5% di Monte dei Paschi di Siena, il 10% di Generali, il 2,7% di Unicredit e una quota del 28% nella società immobiliare francese Covivio.
La gestione di questo patrimonio, che vale miliardi di euro, richiede un equilibrio tra gli otto azionisti che si sono succeduti nella compagine sociale, un equilibrio che negli ultimi tempi si è dimostrato particolarmente fragile e soggetto a tensioni.
Le conseguenze del lungo stallo sulla gestione operativa
La conflittualità interna alla famiglia, che ha di fatto impedito agli eredi di trovare un'intesa sul nuovo assetto societario, ha avuto ricadute tangibili anche sulla gestione operativa delle aziende controllate. L'effetto più evidente è stato l'allontanamento quasi totale della famiglia Del Vecchio dalla gestione quotidiana di EssilorLuxottica. La recente uscita di scena di Leonardo Maria Del Vecchio, che ha lasciato gli incarichi di chief strategy officer della multinazionale e la presidenza di Ray-Ban, rappresenta il segnale più chiaro di questa frattura.
Sebbene il percorso verso una soluzione condivisa resti complesso e articolato, il via libera del Lussemburgo rappresenta un primo, concreto, passo per superare l'impasse e ridisegnare il futuro della holding, consentendo ai soci di muoversi con maggiore autonomia e flessibilità nella definizione dei nuovi assetti proprietari.
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