Delfin, via libera al trasferimento del 25 per cento: gli eredi Del Vecchio più liberi di muovere le quote

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il 17 agosto è scaduto il termine previsto dalla legge del Lussemburgo e i giudici del Granducato hanno dato il via libera al trasferimento del 25% di Delfin, la cassaforte di famiglia che controlla un impero da oltre 40 miliardi di euro.

Paola e Luca Del Vecchio, due degli otto eredi di Leonardo Del Vecchio, potranno finalmente conferire le rispettive quote del 12,5% in veicoli societari di loro proprietà, superando di fatto il veto statutario che finora impediva ai soci di dare in pegno le azioni della holding o di trasferirle liberamente.

Un diritto di prelazione scaduto e l'assemblea che aveva detto no

La richiesta di trasferimento era stata presentata dagli stessi Luca e Paola Del Vecchio nel novembre 2025, ma l'assemblea dei soci l'aveva bocciata perché non era stata raggiunta l'unanimità. Per aggirare l'ostacolo, i due fratelli avevano fatto riferimento a una legge del Granducato che prevale sullo statuto di Delfin, il quale prevede che i soci siano esclusivamente persone fisiche, eredi del fondatore di Luxottica.

La normativa lussemburghese concede tre mesi di tempo agli altri azionisti per esercitare il diritto di prelazione, ma Marisa Del Vecchio, secondogenita del fondatore, aveva chiesto e ottenuto una proroga di altri sei mesi. Trascorso questo ulteriore termine senza che nessuno dei soci si facesse avanti per rilevare le quote, il passaggio è diventato definitivo.

Un'operazione che sblocca le partecipazioni e apre al credito bancario

Il passaggio delle quote dalla persona fisica a un veicolo societario non ha natura meramente formale: consente agli eredi di aggirare il divieto statutario di costituire in pegno le azioni di Delfin, rendendo così più liquide partecipazioni che finora risultavano di fatto illiquide.

In altre parole, mettere in pegno la società veicolo che detiene quelle stesse azioni permette di superare il veto e facilita l'accesso al credito bancario, un elemento tutt'altro che secondario se si considera che Leonardo Maria Del Vecchio aveva tentato di rilevare il 25% dai fratelli con un maxi-finanziamento da 10 miliardi di euro, poi arenatosi proprio sul nodo delle garanzie richieste dagli istituti di credito. Oggi, se il quartogenito volesse riprovarci, potrebbe dare le azioni a garanzia del prestito.

La riorganizzazione delle casseforti personali e i prossimi passaggi

In parallelo a questa decisione, Paola Del Vecchio ha avviato una profonda ristrutturazione delle proprie società lussemburghesi: a fine luglio ha costituito la sarl Nemora, in cui è confluito l'intero attivo e passivo della precedente holding Parsus, amministrata dal figlio Andrea Cargnello, ed è probabile che sia proprio Nemora la società destinataria del suo 12,5% di Delfin. Anche Luca Del Vecchio ha creato la propria cassaforte, Lufin, trasferendone la sede da Londra al Lussemburgo.

Mosse analoghe potrebbero riguardare in futuro anche Clemente e lo stesso Leonardo Maria Del Vecchio, che già a marzo aveva esercitato il diritto di prelazione sulle quote dei fratelli, in un'operazione propedeutica all'acquisto poi non andato a buon fine. Se il processo dovesse completarsi, la quasi totalità delle quote di Delfin non sarebbe più detenuta direttamente dai figli di Leonardo Del Vecchio in qualità di persone fisiche, ma attraverso i rispettivi veicoli societari.

Il calendario prevede che entro ottobre, o al massimo entro marzo, anche gli altri eredi potrebbero seguire la stessa strada: il 30 settembre scadranno infatti i termini per l'esercizio della prelazione sulle quote di Leonardo Maria e Clemente.

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