Scambio di ostaggi a Gaza: tornano a casa i prigionieri, ma il terrore resta
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Quattro bambini, tre madri, sei anziane. Questi sono i volti dei prigionieri di Hamas che dal 7 ottobre hanno vissuto nel terrore all'interno della Striscia di Gaza. Da ieri, grazie a un accordo che prevede un cessate il fuoco di quattro giorni e la scarcerazione di prigionieri palestinesi, sono tornati in Israele.
Se l'intesa reggerà, alla fine di questo periodo di tregua saranno rilasciati 50 ostaggi da Hamas e 150 prigionieri palestinesi saranno scarcerati dallo Stato ebraico. I bambini e le donne che venerdì sono stati finalmente rilasciati da Hamas sono in buone condizioni di salute, assistite dal personale medico e psicologico necessario, prima di fare ritorno a casa.
La maggior parte dei sopravvissuti del kibbutz Nir Oz, a Eilat, sono ospitati in un centro di accoglienza. Nir Oz è una piccola comunità di 400 persone, a 3 chilometri dal confine con Gaza, fondata dai pionieri del movimento operaio socialista nel 1955, che il 7 marzo è stata messa a ferro e fuoco dal gruppo terrorista.
Il ministro degli Esteri e presidente di Forza Italia, Antonio Tajani, ha commentato positivamente la tregua e lo scambio di prigionieri, sottolineando che "stanno entrando decine e decine di camion con materiale umanitario per alleviare le sofferenze della popolazione civile".




