Nasce Gazzetta Economia, l’agenda del Sud

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Prende il Corpo oggi un progetto editoriale che non ha l’ambizione di raccontare il Mezzogiorno come si farebbe con una lente tradizionale, bensì quella di offrire uno spazio stabile, e per certi versi inedito nel panorama dell’informazione locale, dedicato all’analisi dei processi che ne stanno ridisegnando il volto produttivo. Gazzetta del Mezzogiorno Economia non sarà un semplice inserto tematico, quello che si sfoglia e poi si dimentica, ma un luogo di approfondimento dove i numeri, quelli che spesso vengono usati per semplificare o peggio ancora per alimentare sterili polemiche, vengono invece letti, incrociati e contestualizzati. Perché i numeri, da soli, non spiegano mai abbastanza, e talvolta finiscono perfino per nascondere la realtà che dovrebbero illuminare.

L’avvio di questa nuova avventura editoriale parte dal turismo, e non si tratta di una scelta casuale o dettata dalla moda del momento. È piuttosto il riconoscimento che questo comparto, più di altri, funge da cartina al tornasole delle trasformazioni economiche in atto, quelle che emergono con chiarezza da analisi recenti come il Check-up Mezzogiorno 2025, realizzato da Confindustria e SRM. Secondo questo rapporto, tra il 2019 e il 2024 il Prodotto Interno Lordo del Sud è cresciuto del 7,7%, una cifra che acquista significato se confrontata con il 5,8% fatto registrare dalla media nazionale nello stesso arco temporale -1-4. È un'inversione di tendenza che sorprende, soprattutto se si considera come per anni il Mezzogiorno sia stato rappresentato, un po' pigramente, come il grande malato dell'economia italiana, un’area strutturalmente in ritardo e incapace non solo di agganciare le fasi espansive del Paese, ma anche di attutire gli urti nei momenti di crisi.

Il sorpasso che inverte la narrazione, quel motore che deve tenere il ritmo

Maria Petrone, nell'editoriale che accompagna il lancio, sottolinea con efficace pragmatismo come il Sud abbia effettivamente cambiato marcia, ma avverte, con una certa prudenza, che ogni accelerata richiede un motore che tenga il ritmo. Il riferimento è proprio ai dati del Check-up, i quali propongono un cambio di prospettiva che, se da un lato merita attenzione, dall’altro non può esimerci dalla cautela. Per la prima volta dall'Unità d'Italia, come osservato da Federico Fubini sul Corriere della Sera, in alcuni distretti specifici il Mezzogiorno sta battendo il Centro e perfino il Nord, anche se si tratta di successi limitati, relativi e pieni di distinguo. La crescita, trainata principalmente dagli investimenti, ha portato il PIL pro-capite meridionale a 22mila euro, una cifra che resta ancora ben al di sotto della media italiana, a testimonianza di un divario che non può essere colmato in pochi anni -1-4.

L'occupazione mostra segni di recupero, con un aumento dello 0,8% che supera il dato nazionale, ma permangono criticità strutturali legate al costo del lavoro e al cosiddetto mismatch delle competenze, che rendono difficile per le imprese trovare profili adeguati -7. E poi c'è l'export, che nel 2025 ha mostrato una fase di debolezza, nonostante la manifattura continui a rappresentare il pilastro delle esportazioni meridionali per oltre il 93% -7. È in questo quadro complesso, fatto di luci e ombre, che si inserisce la nascita di Gazzetta Economia, con l'intento di seguire giorno dopo giorno l'evolversi di questi processi.

Il traino delle Zes e il credito d'imposta, quando la semplificazione diventa volano

Un ruolo centrale in questa fase di recupero, e il nuovo progetto editoriale intende occuparsene con sistematicità, è giocato dalle politiche pubbliche e in particolare dalla Zes unica per il Mezzogiorno. Istituita nel 2024, questa zona economica speciale, che inizialmente comprendeva otto regioni e a cui dal novembre 2025 si sono aggiunte Marche e Umbria, rappresenta la più grande d'Europa -3-5-8. L'obiettivo è fornire un approccio integrato per sostenere lo sviluppo attraverso due strumenti fondamentali: il regime semplificato dell'autorizzazione unica e il credito d'imposta sugli investimenti -2. I risultati, stando ai dati aggiornati a inizio 2026, sembrano dare ragione alla strategia: sono oltre mille le autorizzazioni rilasciate, le quali hanno generato circa sei miliardi di investimenti diretti e più di diciassettemila posti di lavoro, numeri che non tengono conto degli effetti indiretti e del moltiplicatore economico -4-7.

Parallelamente, il credito d'imposta ha suscitato un interesse notevole: nel solo 2025 sono state presentate 10.493 domande, con un incremento del 52% rispetto all'anno precedente, per un totale di 3,64 miliardi di agevolazioni richieste che hanno attivato investimenti per oltre 7,3 miliardi -4-7. È evidente, quindi, che la leva fiscale e la semplificazione burocratica stanno funzionando da catalizzatori, attirando capitali in settori strategici individuati dal Piano triennale: dall'agroindustria al turismo, dalla farmaceutica all'aerospazio, fino alla cantieristica navale e all'elettronica -3-9.

Le eccellenze industriali e il nodo infrastrutturale, quella crescita a due velocità

Il Mezzogiorno che emerge da questi numeri non è più solo la terra del sole e del turismo, ma concentra eccellenze industriali di prim'ordine, in particolare nel farmaceutico, nel trasporto marittimo e nell'energia. Un dato su tutti: la Calabria, spesso citata per le sue difficoltà, ha registrato tra il 2018 e il 2023 una crescita record dell'export farmaceutico pari al 113%, collocandosi ai vertici nazionali nel settore -6. Anche l'economia del mare, quella che gli esperti chiamano blue economy, produce ormai il 32,2% del valore aggiunto nazionale, con una crescita del 42% rispetto al 2019 e con il Sud che concentra oltre un terzo degli occupati del comparto -6. È un cambio di passo che si manifesta nella produzione di energia rinnovabile, dove il Sud genera il 37% del totale nazionale, e nella logistica, con l'81% dei flussi di gas che transitano dai suoi gasdotti -6.

Tuttavia, e questo sarà un altro dei temi cardine dell'agenda di Gazzetta Economia, la ripresa è a due velocità e si scontra con ritardi infrastrutturali che rischiano di vanificare gli sforzi. Se il turismo cresce negli arrivi del 31,7% tra il 2014 e il 2023, con picchi in Basilicata e Sardegna, il Sud continua ad attrarre solo il 14,3% del turismo internazionale, penalizzato da collegamenti ferroviari e stradali insufficienti -6. Per colmare questi divari, Ferrovie dello Stato ha messo in campo oltre 25 miliardi di investimenti per opere chiave come la Napoli-Bari o la Salerno-Reggio Calabria, cantieri che rappresentano una speranza concreta ma anche una sfida organizzativa non indifferente. Nel frattempo, il PNRR vede al Sud oltre 110mila progetti, ma con un tasso di pagamento fermo al 27%, inferiore a quello del Centro-Nord, a dimostrazione che la capacità di spesa resta un tallone d'Achille -4-7.

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