Armani, dopo l'addio al maestro parte la partita per la successione

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Con le esequie di Giorgio Armani, celebrate ieri, non si è chiuso solamente un capitolo di storia del costume e dell’imprenditoria italiana, ma se ne è aperto uno, delicatissimo, tutto da scrivere. L’attenzione dei mercati e degli osservatori, infatti, si sta già spostando, in maniera peraltro inevitabile, sulle sorti dell’impero da 2,3 miliardi di fatturato che il maestro ha creato e guidato in ogni suo aspetto, dalla direzione artistica a quella amministrativa. Un focus che, per la prima volta, si concentra sugli uomini e le donne che hanno operato all’ombra del fondatore, figure fino a oggi volutamente defilate la cui identità e i cui ruoli appaiono ora decisivi per il futuro del gruppo.

Le ultime volontà del designer, che includono anche disposizioni su asset personali di grande valore simbolico come la villa di Forte dei Marmi – della cui proprietà si conoscerà presto il nome –, rappresentano solo un tassello di un mosaico ben più complesso. La vera partita, che alcuni già definiscono un “risiko successorio”, si giocherà all’interno della governance aziendale, chiamata a preservare un’eredità unica senza la guida del suo faro. A Forte dei Marmi, dove Armani era profondamente legato, il Comune ha esposto le bandiere a mezz’asta, un gesto di lutto cittadino che rifletteva il cordoglio per la scomparsa di chi ha incarnato l’eleganza italiana nel mondo.

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