Giorgio Armani, il silenzio e la filantropia: l'eredità di un maestro

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Giorgio Armani, che si è spento lo scorso giovedì all’età di 91 anni, confidava i propri pensieri più intimi esclusivamente a Leo Dell’Orco, suo collaboratore storico di lunga data, in un rapporto di fiducia totale che andava ben oltre i consueti confini professionali. In un’intervista risalente al 2022, ripubblicata in queste ore, lo stilista aveva rivelato la propria ritrosia verso i selfie, concessi «solo una volta, per gioco», e la totale avversione per i messaggi vocali, delineando un carattere schivo e riservato che trovava nel tempo, «mai abbastanza», una fonte di profonda inquietudine.

La sua vita, però, non fu dedicata soltanto alla creazione di un impero nel mondo della moda, ma anche a un impegno sociale portato avanti con la medesima, proverbiale discrezione. Come sottolineato da Andrea Gori di Anlaids, Armani ha infatti lasciato «un segno indelebile nella lotta contro l’Aids», impegnandosi in prima linea a fianco dell’associazione fin dalla sua fondazione nel 1985. Il suo contributo più tangibile e duraturo fu l’ideazione, nel 1992, di Convivio: una mostra mercato di beneficenza creata insieme ad altri giganti dell’alta moda italiana come Gianni Versace, Gianfranco Ferré e Valentino Garavani, che in tre decenni ha raccolto oltre 28 milioni di euro destinati alla ricerca, alla prevenzione e al supporto dei malati.

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