Gattuso ct, la scelta che riflette un’Italia senza prospettive

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La nomina di Gennaro Ivan Gattuso a commissario tecnico della nazionale non è solo una decisione tecnica, ma uno specchio impietoso dello stato del calcio italiano. Scelto da Gigi Buffon – che ha esercitato un potere quasi di veto, come se la sua figura avesse acquisito un’autorità paragonabile a quella di un membro permanente dell’Onu –, l’ex centrocampista arriva dopo il rifiuto di Claudio Ranieri e l’impossibilità di un ritorno di Roberto Mancini, bloccato proprio dalle minacce di dimissioni dell’ex portiere. Un groviglio di rapporti di forza che dice molto sulle dinamiche interne alla Federazione, più preoccupata a gestire equilibri che a costruire un progetto.

"Modric, De Bruyne e Dzeko erano fior di giocatori. Ma non sono a fine carriera, di più", ha osservato l’operatore di mercato Dario Canovi, sottolineando come il problema non sia tanto l’allenatore, quanto la qualità di una squadra che "fa fatica a qualificarsi anche in un girone semplice". E le sue parole suonano come un’ammissione di debolezza: "La Norvegia, a mio avviso, è più forte dell’Italia, e questo è tutto dire". Un giudizio che, al di là delle polemiche, fotografa una realtà innegabile: il calcio italiano non produce più talenti in grado di competere ai massimi livelli.

Gattuso, che ha iniziato il suo percorso da ct assistendo alla partita dell’Under 21 in Slovacchia – quasi un ritorno alle origini, visto che da giocatore vinse proprio con gli azzurrini l’Europeo del 2000 –, si trova davanti una sfida improba. Non si tratta di inventare miracoli, ma di gestire una transizione complicata, in cui la carenza di elementi di spicco rende ogni ambizione un esercizio di ottimismo.

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