L’inchiesta escort di Milano e i calciatori nel mirino dei pm: nessuna convocazione automatica per chi finisce nelle chat

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Procura di Milano si appresta a varcare una soglia delicata nelle prossime settimane, quella che separa il mero chiacchiericcio da palcoscenico (quello che Luciano Moggi, ospite di La7, ha definito “gossip”) dalla sostanza penale. Il fascicolo, che vede indagati per associazione a delinquere e sfruttamento della prostituzione i vertici dell’agenzia di eventi MA.DE di Cinisello Balsamo, potrebbe presto allargarsi sul versante testimoniale, coinvolgendo direttamente quei calciatori – di Serie A e di fama internazionale – i cui nomi sono emersi tra le pieghe delle intercettazioni e dei messaggi. Tuttavia, fonti vicine agli inquirenti spiegano che la decisione, in capo alla procuratrice aggiunta Bruna Albertini, non sarà affatto automatica: la semplice comparsa del nominativo di un professionista nelle chat acquisite o nelle conversazioni captate non basterà a trasformarlo in un testimone convocato in caserma. La guardia di finanza, che ha già eseguito le perquisizioni e messo i sigilli a beni per oltre 1,2 milioni di euro, sta operando con una cautela metodica, volta a evitare quella che viene internamente definita “morbosità mediatica”.

La voce fuori dal coro di Luciano Moggi: “Nulla di nuovo, quei locali esistevano già vent’anni fa”

A gettare un secchio di realismo su quello che molti considerano l’ennesimo scandalo del pallone ci ha pensato Luciano Moggi, ospite della trasmissione “Ignoto X” condotta da Pino Rinaldi. Lo storico dirigente, con la franchezza che lo contraddistingue, ha letteralmente fatto piazza pulita di ogni finto stupore raccontando come, quando era in attività fino a una ventina d’anni fa, i locali notturni milanesi rappresentassero già una calamita per i giocatori. “Questi locali esistevano da sempre – ha ragionato Moggi – e ci arrivavano calciatori da tutta Italia, la domenica dopo le partite”. Nella sua ricostruzione, Moggi ha voluto distinguere tra la prostituzione organizzata e la semplice attrazione che i vip esercitano sulle donne: “Saputa la cosa, tante ragazze andavano in quei locali, magari qualcuna approcciava pure e poi si sposavano”. Se da un lato l’ex dirigente ammette che certi comportamenti “sono sempre esistiti”, dall’altro ridimensiona l’eccezionalità della vicenda, sottolineando come il meccanismo mediatico tenda a trasformare in “gossip” situazioni che, per quanto gravi, appartengono a dinamiche sociali antiche quanto il calcio stesso.

Soldi, bonifici e la gravidanza di una escort: i conti che non tornano

Mentre il mondo dello sport trattiene il fiato in attesa di capire se e quando verranno convocate le celebrità, le carte dell’inchiesta rivelano numeri che hanno già spinto la giudice Chiara Valori a firmare gli arresti domiciliari per quattro persone. L’aspetto economico è, in questa fase, il terreno più solido su cui poggiano le accuse di sfruttamento. Dai primi accertamenti della Guardia di Finanza è emerso che solo dai conti correnti di alcuni calciatori professionisti (nello specifico intestati a Buttini e Ronchi) sono transitati oltre 450mila euro. Una somma che, sommata agli altri flussi finanziari riconducibili alla rete di sfruttamento, ha portato al sequestro preventivo di 1,2 milioni di euro. Tra gli elementi di cronaca emersi, seppur trattati con la necessaria riservatezza, vi è anche il racconto di una delle giovanissime escort coinvolte: una di loro avrebbe riferito di essere rimasta incinta dopo un incontro organizzato dagli indagati, un episodio che dimostra come il confine tra “accompagnamento di lusso” e sfruttamento sia spesso labile e doloroso per le ragazze coinvolte, molte delle quali giovanissime e provenienti dall’estero.

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