L’inchiesta sulle escort a Milano e i calciatori: la procura valuta gli interrogatori, Moggi “roba vecchia”
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Redazione Interno
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La Procura di Milano, al termine di una settimana caratterizzata dalla comparsa di decine di nomi altisonanti del calcio italiano (e internazionale) nei cosiddetti “decreti chiave” di un’inchiesta che ha già portato a quattro arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, si appresta ora a compiere un passo formale e delicato: la valutazione, nelle prossime settimane, sulla possibilità di convocare alcuni di questi atleti per sentirli come testimoni o come persone informate sui fatti. La decisione, spiega il fascicolo che vede in campo la guardia di finanza e la procuratrice aggiunta Bruna Albertini, non verrà presa a cuor leggero; per gli inquirenti, desiderosi di evitare qualsiasi effetto mediatico legato al “naming” dei clienti, non basterà infatti che il nominativo di un professionista compaia in una chat rubata o in un’intercettazione ambientale per giustificare una convocazione formale.
La pesca a strascico delle chat e la sostanza “invisibile”
L’indagine, coordinata dal pool anticrimine della procura di Milano, ha preso forma attorno all’agenzia Ma.De di Cinisello Balsamo, una società di eventi rivelatasi una presunta copertura per un business basato sullo sfruttamento di una rete di ragazze (molte delle quali giovanissime e alcune residenti nella stessa sede dell’agenzia) messe a disposizione di una clientela facoltosa. Il “pacco” offerto ai vip, che oltre ai calciatori di serie A includeva imprenditori e sportivi di altre discipline, era un vero e proprio “dopopartita”: cene in locali esclusivi, nottate in hotel a cinque stelle e, in alcuni casi, l’utilizzo dei cosiddetti “palloncini” di gas esilarante, una sostanza che ha la particolarità di non lasciare tracce nei controlli antidoping, rendendola particolarmente appetibile per chi è soggetto a test periodici. Nonostante i nomi nell’ordinanza siano stati coperti da omissis (con qualche refuso che ha lasciato filtrare quelli di Pedersen, Volpato e Niasse), i pubblici ministeri hanno stilato un elenco di riferimenti che fungerà da indice per la perquisizione dei pc e degli smartphone sequestrati.
“Servizi extra” e conseguenze legali (inesistenti) per i clienti
È fondamentale, in questo contesto, distinguere il piano penale da quello mediatico. I calciatori finiti nell’elenco – dai difensori come Bastoni e Calafiori agli attaccanti come Vlahovic e Scamacca – risultano tutti al momento **non indagati**. La loro posizione giuridica è chiara: il semplice fatto di aver partecipato a una festa o di aver usufruito di un servizio di accompagnamento, per quanto discutibile dal punto di vista etico, non costituisce reato nella legislazione italiana, che punisce invece il favoreggiamento e lo sfruttamento (contestati alla coppia di organizzatori, Deborah Ronchi ed Emanuele Buttini, finita ai domiciliari). Come sottolineato anche da Moggi nella sua intervista, il rischio per i calciatori non è rappresentato da una condanna penale, quanto piuttosto da eventuali ripercussioni disciplinari o contrattuali con i rispettivi club, oltre al danno d’immagine derivante dalla pubblicazione dei loro nomi sui giornali. La procura, nelle prossime settimane, dovrà accertare se vi sia stata costrizione o sfruttamento ai danni delle ragazze (alcune delle quali si sono confidate dicendo di aver avuto rapporti non sempre consensuali o di essere rimaste incinte) o se ci si limiti a un semplice giro di prostituzione “volontaria”.
Il meccanismo del “gossip” e la banalità del sistema
La memoria dei telefoni sequestrati agli organizzatori (Buttini, Ronchi e i due collaboratori) custodisce decine di conversazioni in cui si pianificavano serate da migliaia di euro, con tanto di richieste specifiche da parte dei clienti: “Ho un amico pilota di Formula 1 che vuole una tipa a pagamento”, si legge in una delle intercettazioni riportate dalla stampa. Le ragazze, molte delle quali straniere, ricevevano una percentuale sui tavoli dei locali o sulle prestazioni, mentre l’organizzazione intascava la fetta maggiore del bottino, pari a circa 1,2 milioni di euro di profitto illecito. Moggi, nella sua analisi a caldo, ha voluto smontare l’effetto sorpresa: “Quando si parla di giocatori di calcio, tutti vanno a frequentare quei locali. Saputa la cosa, tante ragazze andavano in quei locali”. Per l’ex dirigente, insomma, il confine tra la notizia di cronaca e il pettegolezzo è talmente labile che spesso i due elementi si sovrappongono, trasformando un fenomeno sociale radicato (quello dei calciatori che cercano svago fuori dal campo) in una bomba mediatica che fa comodo a tutti, tranne che ai diretti interessati.




