Inchiesta escort a Milano, la procura setaccia i conti esteri e spunta la lista dei calciatori
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Redazione Sport
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Proseguono senza sosta, negli uffici della Procura di Milano, le verifiche sui flussi finanziari che alimentavano il presunto giro di escort legato alla movida e ai dopopartita. L’ipotesi accusatoria, al momento ancora in fase di consolidamento, ruota attorno a un’agenzia di eventi con sede nell’hinterland milanese, che avrebbe fatto da schermo a un’attività di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. I pubblici ministeri, ascoltando le testimonianze delle ragazze coinvolte – alcune delle quali, stando a quanto emerso, sarebbero state trattenute in un immobile a Cinisello Balsamo – hanno disposto accertamenti patrimoniali complessi, concentrandosi in particolare sui bonifici ricevuti dagli arrestati e sulla movimentazione di capitali verso l’estero, inclusa la Lituania, dove potrebbero esserci ulteriori conti correnti oggetto di rogatoria.
Le verifiche patrimoniali e il meccanismo dei pagamenti
Il sequestro preventivo disposto dal gip supera già 1,2 milioni di euro, una cifra che rappresenta solo una parte dei profitti generati, secondo l’accusa, dalla gestione illecita. La maggior parte delle somme, si legge negli atti investigativi, proverrebbe proprio dai calciatori: bonifici che in alcuni casi avrebbero superato i 200mila euro complessivi, transitati su conti correnti italiani e su piattaforme digitali come Revolut, la cui tracciabilità è stata ricostruita grazie a un ordine europeo di indagine. Non si tratta, va detto, di reato per i clienti – nessuno degli sportivi è al momento indagato – ma le indagini mirano a chiarire se parte di quelle somme fosse destinata al cosiddetto "servizio extra" consumato negli hotel di lusso dopo le serate nei locali della movida.
La lista dei calciatori e la reazione di Leao
Le dinamiche operative e il "locale nel locale"
Le indagini, coordinate dalla Guardia di Finanza, hanno ricostruito un modus operandi collaudato, basato su un "super privè" allestito all’interno di un celebre luxury club milanese, il Pineta. Qui, secondo gli inquirenti, l’agenzia Ma.De Milano gestiva una sorta di "locale nel locale", riservato a una clientela facoltosa e protetto da un servizio di sicurezza ad hoc. Le ragazze, italiane e straniere, venivano reclutate non solo per accompagnare i clienti al tavolo, ma anche per offrire prestazioni sessuali a pagamento, spesso concluse in hotel di lusso dove si tenevano i "dopopartita". In alcuni contesti, gli atleti avrebbero avuto accesso anche a sostanze come il gas esilarante, una particolare droga della risata apprezzata perché difficile da rilevare nei controlli antidoping. L’inchiesta, che ha portato a quattro arresti domiciliari, rimane in una fase delicata di acquisizione probatoria, con gli interrogatori dei garantiti fissati già per i prossimi giorni.




