Sara Curtis risponde agli haters: «Frasi che mi fanno ribrezzo»
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Redazione Sport
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Dopo aver scritto la storia del nuoto italiano diventando la prima atleta del paese a qualificarsi per una finale mondiale nei 100 stile libero, Sara Curtis si è trovata a dover affrontare non solo la pressione della gara, ma anche le critiche velenose di chi mette in dubbio la sua identità. «Alcuni scrivono che i miei record italiani in realtà sono nigeriani», ha dichiarato al Corriere della Sera al termine della competizione a Singapore. «Sono frasi che mi fanno ribrezzo. Questi signori dovrebbero sfogliarsi la Costituzione, sapere che tra i requisiti per avere la cittadinanza c’è quello di avere almeno un genitore italiano».
Classe 2006, nata a Savigliano in provincia di Cuneo da padre piemontese e madre nigeriana, Curtis ha chiuso all’ottavo posto la finale, ma il risultato – che pure l’ha vista tra le più veloci nei primi 50 metri – passa in secondo piano rispetto al traguardo storico. «Meglio stare in corsia che sugli spalti», ha commentato con quella spontaneità che l’ha resa una delle figure più amate dello sport italiano. «In finale ho pagato l’emozione», ha ammesso, senza nascondere l’orgoglio per un percorso che, nonostante la giovane età, l’ha già portata dove nessuna italiana era mai arrivata.
Il suo sorriso contagioso e il talento cristallino hanno conquistato il pubblico, ma dietro l’entusiasmo c’è una determinazione che non lascia spazio a polemiche infondate. Le insinuazioni sulla sua cittadinanza, oltre a essere prive di basi legali, rivelano un retrogusto che va ben oltre lo sport. Curtis, però, non ci sta. E mentre continua a nuotare verso nuovi traguardi, la sua voce si unisce a quella di chi, nello sport e non solo, rifiuta di essere definito da pregiudizi.




