Nuova tassa da 500 euro per chi paga con la carta, mentre si alza il limite per i contanti
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Redazione Economia
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Mentre la soglia per le transazioni in denaro contante viene innalzata, superando la quota di cinquemila euro, una proposta di emendamento introduce un onere inaspettato per chi, al contrario, opta per gli strumenti di pagamento elettronici. Questa misura, che si inserisce in un più ampio pacchetto di regolamentazione, stabilisce infatti un vero e proprio balzello per l’utilizzo della carta di credito o del bancomat in determinate circostanze, fissandolo in una somma fissa di cinquecento euro. Il provvedimento, che ha già sollevato perplessità tra gli esercenti e i cittadini, delinea una duplice direzione: da un lato, si facilita il movimento di somme consistenti in moneta fisica; dall’altro, si penalizza economicamente la scelta di mezzi tracciabili, creando un paradosso normativo che appare in netto contrasto con le precedenti politiche di contrasto all’evasione.
L’emendamento, presentato in sede di manovra, non si limita a inasprire il regime per i pagamenti digitali, ma amplia notevolmente la libertà d’azione per le transazioni in contanti. La nuova norma, che potrebbe entrare in vigore a partire dal prossimo anno, prevede di portare il tetto massimo per i pagamenti cash a diecimila euro, una cifra che di fatto legalizza lo scambio di importi molto elevati senza lasciare alcuna traccia digitale. È proprio in questo contesto di allentamento dei controlli che si colloca la curiosa tassa per chi, invece, per importi fino a quella stessa soglia, decidesse di servirsi di una carta. Il meccanismo, tecnicamente definito come un “bollo”, sembra voler dissuadere l’impiego di strumenti alternativi al denaro fisico, ribaltando di fatto la logica che aveva portato in passato all’istituzione di limiti sempre più stringenti per il contante.
Nonostante la spinta verso l’innovazione digitale e la crescita costante nell’adozione di app e dispositivi per i pagamenti, l’Italia rimane saldamente ancorata al denaro contante, che chiude il 2025 come il metodo di pagamento più diffuso. Le ragioni di questa preferenza, che resiste nonostante le campagne informative e le agevolazioni per i pagamenti tracciati, sono radicate in abitudini consolidate e in una certa diffidenza verso le forme di moneta elettronica. La normativa attuale, fino a oggi, aveva cercato di limitare l’uso del cash proprio per le transazioni di maggior valore, con l’obiettivo dichiarato di contrastare l’illegalità e il sommerso, rendendo più difficile il movimento di grandi quantità di denaro non tracciabile. Con questa nuova proposta, quel principio viene meno, lasciando spazio a una deregolamentazione che molti faticano a comprendere.




