È morto Pino Colizzi, principe dei doppiatori: sua la voce di De Niro, Superman e Robin Hood

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il mondo del cinema e della televisione italiani dice addio a Pino Colizzi, una delle voci più celebri e riconoscibili del panorama del doppiaggio nazionale, scomparso all'età di 88 anni. La notizia è stata diffusa nella giornata di oggi, 16 febbraio 2026, sebbene il decesso, come confermano le prime ricostruzioni, sia avvenuto a Roma due giorni prima, il 14 febbraio. A dare l'annuncio, destando immediata commozione tra colleghi e appassionati, è stato il blog specializzato Il Mondo dei Doppiatori attraverso un post sul social X, porgendo le condoglianze alla figlia Chiara Colizzi e a tutta la famiglia. Lascia la moglie e collega Manuela Andrei, dalla quale aveva avuto i due figli Carlo e Chiara, quest'ultima affermatasi a sua volta come doppiatrice.

Dalla provincia al successo, una carriera tra palcoscenico e piccolo schermo

Nato a Roma nel 1937 ma trasferitosi giovanissimo con i genitori nella provincia di Cosenza, Colizzi scoprì presto la vocazione per la recitazione, muovendo i primi passi sul palcoscenico a Bari all'età di soli diciassette anni nell'ambito dell'operetta. Il debutto ufficiale, però, porta la firma di un gigante del teatro: Luchino Visconti, che nel 1960 gli affidò una piccola parte in *Uno sguardo dal ponte*, accanto a mostri sacri come Paolo Stoppa e Rina Morelli. Quello stesso anno segnò anche il suo esordio televisivo, chiamato a interpretare il protagonista nello sceneggiato *Tom Jones*, un ruolo che ne rivelò subito il talento. La sua carriera di attore, spesso ricordata solo all'ombra del doppiaggio, fu in realtà intensa e prolifica, con partecipazioni a sceneggiati di grande richiamo come *Anna Karenina* per la regia di Sandro Bolchi, dove vestì i panni del conte Vronskij, e, negli anni Ottanta, un coinvolgimento nella celebre serie *La piovra*. Al cinema, lavorò con registi del calibro di Mauro Bolognini e Alberto Sordi, fino ad apparire, nel 1999, in *Un tè con Mussolini* di Franco Zeffirelli.

L’arte del doppiaggio, un’impronta indelebile nel cinema italiano

Ma è indubbiamente nella sala di doppiaggio che Pino Colizzi ha costruito la sua leggenda, prestando la voce a decine di star internazionali e diventando, per generazioni di spettatori italiani, il volto – o meglio, la voce – di alcuni dei personaggi più ampi della storia del cinema. Tra i suoi doppiaggi più iconici, impossibile non citare quello di Robert De Niro nei panni del giovane Vito Corleone ne *Il padrino – Parte II* di Francis Ford Coppola. Altrettanto memorabile è la sua interpretazione vocale per Martin Sheen in *Apocalypse Now*, sempre di Coppola, o quella per Christopher Reeve nei primi tre film della saga di *Superman*. Indimenticabile, poi, il suo timbro per Robert Powell nel ruolo del Messia nello sceneggiato *Gesù di Nazareth*, diretto da Zeffirelli, una produzione in cui Colizzi apparve anche come attore, interpretando il personaggio di Jobab. La sua versatilità gli permise di spaziare da Jack Nicholson a Michael Douglas, da James Caan a Richard Dreyfuss, fino a Omar Sharif e Franco Nero, senza dimenticare l’esperienza nell’animazione: sua, infatti, è la voce della scaltra volpe protagonista nel classico Disney *Robin Hood* del 1973. Oltre all’attività di doppiatore, Colizzi fu anche un apprezzato direttore del doppiaggio, curando le versioni italiane di pellicole come *Pulp Fiction*, *Il paziente inglese* e la trilogia di *Matrix*.

Una eredità artistica e familiare, quella degli ultimi anni

Dopo una carriera durata oltre cinque decenni, Pino Colizzi si era ritirato dall’attività di doppiatore nel 2010 per dedicarsi alla scrittura, pur continuando a recitare sporadicamente fino al 2015. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo in un settore, quello dell’adattamento e della sincronizzazione delle voci, che in Italia vanta una tradizione di eccellenza riconosciuta in tutto il mondo. Al suo fianco, fino all’ultimo, è rimasta la moglie Manuela Andrei, anch’essa volto noto del doppiaggio, e i figli, che ne hanno raccolto l’eredità artistica: Chiara Colizzi è oggi una delle doppiatrici più richieste, continuando un mestiere che il padre aveva saputo elevare a forma d’arte raffinata e popolare allo stesso tempo.

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