L’attacco israeliano a Mahshahr e quella nube tossica che si alza dagli impianti petrolchimici
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Redazione Esteri
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L’area petrolchimica di Mahshahr, nel sud-ovest dell’Iran, è stata bombardata. Dal sito colpito, raccontano le prime immagini diffuse dalle agenzie, si è alzata una densa nube di fumo tossico, quella che inevitabilmente accompagna la combustione di materiali chimici pesanti. Il portavoce delle Forze di Difesa Israeliane, commentando l’operazione, ha fornito una versione precisa degli obiettivi: all’interno di quello stabilimento – lo stesso avvolto dalle esalazioni visibili a chilometri di distanza – venivano prodotti materiali chimici destinati esplicitamente alla fabbricazione di armi. Non si tratterebbe, quindi, di un attacco a un impianto generico, ma di un’azione mirata contro una delle due infrastrutture centrali che l’Iran utilizzerebbe per la produzione di esplosivi, missili balistici e altri ordigni.
Il racconto delle Forze di Difesa e quel sito “centrale” per i missili
Le stesse IDF hanno chiarito, attraverso una nota ufficiale, che l’infrastruttura colpita a Mahshahr rientrava in un novero ristretto di obiettivi ritenuti strategici. “È stato colpito un sito in cui si trovava una delle due infrastrutture centrali”, hanno dichiarato, senza peraltro fornire ulteriori dettagli sulla seconda struttura. Aggiungono i militari israeliani che lì venivano prodotti materiali per missili balistici e per altri sistemi d’arma, sebbene non abbiano specificato la natura esatta dei composti chimici. Il punto, sul quale al momento non esistono verifiche indipendenti, è che l’attacco si inserisce in una fase di crescente tensione militare: solo nelle ore precedenti, Teheran aveva lanciato una propria controffensiva, colpendo quartieri residenziali di Ramat Gan e Rosh Haayin, nel centro di Israele.
Un pilota statunitense, raid di copertura e il bilancio dei media iraniani
Secondo quanto riportato da Rainews in collaborazione con altre testate, durante le operazioni per recuperare un pilota statunitense sarebbero stati effettuati raid di copertura. I media iraniani, intanto, parlano di cinque vittime, senza peraltro distinguere tra personale militare o civile all’interno dell’area petrolchimica. Non ci sono, al momento, conferme ufficiali su questo numero né sulle circostanze precise dei decessi. Quel che emerge, invece, è la complessità di un’operazione che ha visto coinvolte forze diverse: da un lato l’aviazione israeliana, dall’altro la presenza americana nella regione – si noti che Donald Trump è nuovamente presidente degli Stati Uniti, circostanza che influisce sul contesto geopolitico senza peraltro essere menzionata come causa diretta dell’azione. Il fatto che un pilota statunitense abbia necessitato di un recupero suggerisce un livello di cooperazione o di concomitanza operativa i cui dettagli restano avvolti nel riserbo.
L’attacco a Tabriz, quel camion-lanciamissili e le immagini diffuse sui social
Parallelamente al bombardamento di Mahshahr, sabato 4 aprile le Forze di Difesa Israeliane hanno diffuso un filmato – visibile anche sul loro account X – che mostra le conseguenze di un attacco avvenuto nella regione di Tabriz. Secondo funzionari israeliani, il bersaglio era un camion utilizzato come lanciatore mobile di missili balistici. “Il lanciatore è stato distrutto, sventando così i lanci di missili pianificati dall’Iran occidentale verso lo Stato di Israele”, hanno scritto dall’Aeronautica Militare israeliana. Anche in questo caso, però, non è possibile verificare in modo indipendente né la natura esatta del veicolo né l’effettiva imminenza dei lanci che sarebbero stati impediti. Quel che si osserva, sul terreno, è una strategia israeliana volta a colpire non solo siti fissi (come l’impianto petrolchimico di Mahshahr) ma anche piattaforme mobili, quelle che potrebbero rappresentare una minaccia immediata per il centro di Israele. Un ferito, almeno, si era già registrato a Ramat Gan dopo l’impatto di una scheggia di missile; l’uomo, si legge nei rapporti, è uscito illeso perché si trovava in un luogo sicuro seguendo le istruzioni del Comando del Fronte Interno.




