Guerra all’Iran, le bombe di Usa e Israele sull’area petrolchimica di Mahshahr e sul ponte B1
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Non c’è stato alcun preavviso, o quantomeno nessuna rivendicazione immediata, quando attorno alle 10:45 ora locale tre violente esplosioni hanno scosso l’area industriale speciale di Mahshahr, nella provincia sud-occidentale del Khuzestan. Il vice governatore generale Valiollah Hayati, le cui dichiarazioni sono state riprese dall’agenzia di stampa Irna, ha confermato che i bersagli erano gli impianti petrolchimici di Fajr 1 e 2, Rejal e Amirkabir, colpiti da un attacco coordinato che Teheran attribuisce senza mezzi termini a Israele e agli Stati Uniti. Si tratta, va detto, di un’escalation che non sorprende gli analisti del settore, considerata la tensione accumulata nelle settimane precedenti, sebbene la simultaneità dei raid su più obiettivi strategici abbia colto molti osservatori di sorpresa.
Il ponte di Karaj, una struttura mai entrata in funzione, e il bilancio delle vittime
A ovest di Teheran, la città di Karaj è stata teatro di un altro attacco, ugualmente devastante ma di natura diversa: qui le bombe hanno centrato il ponte B1, un’infrastruttura ancora in costruzione che l’agenzia Fars, citando fonti tecniche locali, definiva come la più alta del Medio Oriente grazie a una colonna di 136 metri. Le immagini diffuse da un tour stampa autorizzato mostrano la distruzione dell’impalcato, ma è un video successivo – pubblicato dall’agenzia Irna – a restituire la drammaticità del momento: chi aveva ripreso le immagini, ha precisato l’agenzia statale, è morto proprio nel corso del bombardamento americano. I media statali iraniani, riferendosi alle autorità del governatorato di Alborz, hanno aggiornato il bilancio parlando di otto persone uccise e altre novantacinque rimaste ferite. Molte di loro, si legge nei rapporti, si trovavano nelle vicinanze del cantiere o su strade di accesso rimaste aperte nonostante lo stato di allerta.
Il raid vicino alla centrale di Bushehr e la reazione dell’Agenzia atomica
Non è finita qui. Un secondo fronte, ugualmente sensibile, si è aperto nei pressi della centrale nucleare di Bushehr, dove i raid israelo-americani hanno preso di mira gli impianti petrolchimici di Bandar Imam e Abu Ali, sempre nel sud-ovest del Paese. La notizia, riportata dal vice responsabile della sicurezza del governatore del Khuzestan all’agenzia Tasnim, ha immediatamente acceso i riflettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Quest’ultima, in una nota informale filtrata dai canali diplomatici, ha espresso «preoccupazione» per la vicinanza geografica tra i siti colpiti e l’impianto nucleare, senza però fornire elementi tecnici su eventuali danni o fughe di materiali radioattivi. Una cautela, quella dell’ente di Vienna, che riflette l’impossibilità di accertare sul campo la situazione, dato che l’accesso degli ispettori rimane subordinato alle autorizzazioni del regime di Teheran.
Cronaca nera e sviluppi giudiziari: la morte del videomaker e le omissioni locali
Tra i fatti di cronaca nera che emergono dalle prime ricostruzioni, uno in particolare ha attirato l’attenzione degli inquirenti locali: la morte del cittadino che ha ripreso il crollo del ponte B1. Secondo quanto dichiarato dall’Irna, l’uomo non sarebbe stato un giornalista né un operatore professionista, ma un semplice residente che si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. La procura di Alborz ha aperto un fascicolo per accertare se vi siano state omissioni da parte delle forze di sicurezza, le quali – a quanto pare – non avevano interdetto l’accesso alla zona nonostante fossero stati segnalati movimenti aerei nemici nelle ore precedenti. Nessun nome è stato ancora formalmente iscritto nel registro degli indagati, e le indagini si concentrano per ora sulla catena di comando locale. Non si esclude, leggendo tra le righe dei comunicati ufficiali, che possano emergere responsabilità anche tra i vertici provinciali della protezione civile, ma al momento si tratta solo di ipotesi investigative prive di riscontri giudiziari definitivi.




