Iran minaccia "conseguenze terribili" dopo l'attacco Usa ai siti nucleari
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Redazione Esteri
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Teheran non ha tardato a reagire dopo che gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, hanno colpito tre impianti nucleari iraniani – Fordow, Natanz e Isfahan – in un’operazione militare definita "barbara" dalle autorità locali. Il ministero degli Esteri iraniano, attraverso l’agenzia Tasnim, ha avvertito che l’attacco rappresenta l’inizio di una "guerra pericolosa", aggiungendo che è "legittimo diritto dell’Iran resistere pienamente e risolutamente all’aggressione".
L’Agenzia atomica iraniana, citata da Irna, ha denunciato una "palese violazione del diritto internazionale", in particolare del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), accusando inoltre l’Aiea, l’organo di controllo dell’Onu, di "complicità". Sebbene Teheran sostenga che i raid siano avvenuti "sotto la supervisione" dell’Agenzia, non sono state fornite prove a supporto di questa tesi.
La risposta diplomatica è stata immediata: l’ambasciatore iraniano all’Onu, Amir Saeid Iravani, ha chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza, definendo l’attacco una "grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali". Ma oltre alle parole, il regime degli ayatollah ha a disposizione diverse opzioni militari, frutto di decenni di preparazione. Lo stretto di Hormuz, via cruciale per il trasporto del petrolio, potrebbe diventare un teatro di tensioni, mentre le milizie alleate – dagli Houthi nello Yemen a Hezbollah in Libano – potrebbero essere mobilitate per colpire obiettivi americani o israeliani nella regione.




