28 anni dopo: Il Tempio delle Ossa, il ritorno dell'orrore che indaga l'umanità
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A distanza di quasi due decenni dall’ultimo capitolo, l’universo post-apocalittico creato da Danny Boyle e Alex Garland ritorna al cinema con “28 anni dopo: Il Tempio delle Ossa”, diretto da Nia DaCosta e prodotto dallo stesso Boyle. La pellicola, il cui sviluppo si colloca a breve distanza dagli eventi conclusivi del terzo film, “28 anni dopo”, porta avanti l’esplorazione di un mondo devastato dal virus, concentrandosi, come è emerso fin dalle prime dichiarazioni, sulle conseguenze profonde della perdita di umanità. La sceneggiatura di Garland e la regia di DaCosta, autrice già nota per il suo approccio visivo incisivo, promettono di spingere la narrazione oltre i confini del semplice survival horror, trasformando la pellicola in una riflessione angosciante su ciò che resta dell'uomo quando crollano le strutture sociali.
L'orrore contemporaneo della disconnessione
Gli interpreti principali, Erin Kellyman e Chi Lewis-Parry, hanno sottolineato come il film riesca a cogliere una paura profondamente radicata nel presente. “La disconnessione tra le persone è l'orrore contemporaneo”, ha osservato Kellyman, indicando nel crollo dei legami sociali il vero nucleo della tragedia raccontata. Lewis-Parry, dal canto suo, ha rimarcato l’ambivalenza della natura umana, affermando che “gli esseri umani sono i peggiori e, allo stesso tempo, i più belli”, una dualità che il film esplora senza facili moralismi, mostrando come la lotta per la sopravvivenza possa esaltare sia il lato più brutale che quello più solidale dell'individuo.
La continuità di un universo cinematografico
La saga, inaugurata nel 2002 con “28 giorni dopo” diretto da Boyle, ha progressivamente stabilito una sua precisa collocazione temporale, passando per “28 settimane dopo” di Juan Carlos Fresnadillo nel 2007 fino al recente “28 anni dopo” che ha segnato il ritorno alla regia dello stesso Boyle. Questo nuovo capitolo, presentato in prima mondiale a Londra, rappresenta dunque una stabilizzazione del franchise, gestito da un team creativo che, pur con l’ingresso di una nuova regista, mantiene una coerenza di visione. Lo stesso Boyle, pur non dirigendo, rimane produttore e pilastro narrativo, commentando con un certo stupore, ma anche con fiducia, il passaggio di testimone: “Beh, è strano”, ha dichiarato riguardo al non essere alla regia, lasciando intendere un sostegno totale al progetto di DaCosta.
Un cast che unisce volti nuovi e presenze consolidate
Accanto alle giovani promesse Kellyman e Lewis-Parry, il film vanta la presenza di attori affermati come Ralph Fiennes, Jack O’Connell e il giovane Alfie Williams, garantendo una composizione corale in grado di sostenere la complessità emotiva della trama. La scelta di inserire figure diverse per esperienza ed età rispecchia la volontà di mostrare una società residuale, dove le generazioni si confrontano con il trauma collettivo in modi differenti. La distribuzione italiana, affidata a Eagle Pictures, porterà il film nelle sale a partire dal 15 gennaio, offrendo agli appassionati del genere, ma non solo, un’opera che mira a coniugare la tensione horror con una sottile e inquietante analisi psicologica.




