«Crescere per competere»: seicento pmi del Sud nel mirino di Intesa Sanpaolo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non è un caso che la riunione si sia tenuta a Napoli, e non è un caso che i riflettori, questa volta, siano puntati tutti sul Mezzogiorno. Mentre da Milano prendeva il via la sesta edizione di Imprese Vincenti – il programma con cui la Divisione Banca dei Territori, guidata da Stefano Barrese, seleziona e accompagna le eccellenze produttive italiane – a poche centinaia di chilometri di distanza, nella sala dove si respira quella densità imprenditoriale troppo spesso sottovalutata, si consumava un altro passaggio strategico -1-6-9. Intesa Sanpaolo ha infatti riunito gli imprenditori di Campania, Calabria e Sicilia per rilanciare l’approccio alla finanza straordinaria, e lo ha fatto individuando un bacino preciso: seicento piccole e medie imprese meridionali, ritenute non solo solide, ma mature per compiere il salto dimensionale -7-8.

Si tratta di aziende che, per fatturato e struttura, possiedono i requisiti per operazioni complesse – IPO, M&A, finanza strutturata, passaggi generazionali – e che fino a ieri, forse, consideravano questi strumenti appannaggio esclusivo dei grandi gruppi -5. Il modello, che il gruppo guidato da Carlo Messina ha affinato integrando la capillarità territoriale con le competenze di IMI rate & Investment Banking, poggia oggi su una squadra di oltre settanta investment banker, distribuiti in tre team territoriali e cinque desk specialistici: un’architettura pensata per rendere liquida e accessibile quella che una volta era considerata una consulenza d’élite -7-8.

Tra i testimoni chiamati a raccontare questa nuova fase c’è chi quella strada l’ha già percorsa. Giovanni Lombardi, fondatore e presidente di Tecno, impresa napoletana nata nel 1999 dalla fiscalità energetica e oggi trasformatasi in un polo della consulenza ESG, ha portato in Borsa la sua creatura lo scorso luglio -2-10. Una quotazione, la sua, avvenuta su Euronext Growth Milan, che ha raccolto undici milioni di euro e ha fissato una capitalizzazione iniziale di poco superiore ai trentaquattro milioni -2. Lombardi parla di Twin Transition – l’integrazione tra sostenibilità e digitale – e del progetto, tutt’altro che velleitario, di costruire il primo hub europeo della sostenibilità digitale, esportando piattaforme proprietarie come Ardite 4.0 ESG in mercati già presidiati quali Regno Unito e Spagna -2-10.

Accanto a lui, un altro imprenditore napoletano che ha scelto la via dei mercati finanziari. Attilio Ievoli, presidente di Next Geo, azienda leader nei servizi di geoscienza marina per il settore energetico e in particolare per le rinnovabili offshore, ha portato all’attenzione della platea i numeri di una crescita che definire robusta è forse riduttivo -3. Il valore della produzione, nel 2024, è aumentato del 36,8 per cento; l’utile netto vola del 47,8; il portafoglio ordini – il cosiddetto backlog – segna un +21,8. E lo sguardo, adesso, è rivolto al Mare del Nord, dove il gruppo si è già aggiudicato commesse rilevanti, e all’ampliamento della flotta di navi specializzate -3.

Ma il Mezzogiorno non è solo consulenza avanzata e fondali marini. Emilio Lombardo, amministratore delegato di Cicli Lombardo, ha portato a Napoli la sua Sicilia e l’orgoglio – ha detto testualmente – di essere diventato il più grande produttore di biciclette a capitale interamente italiano -7. La sua azienda, che già fatturava trentaquattro milioni, ha acquisito Cicli Olympia, marchio fondato a Milano alla fine dell’Ottocento e trasferitosi poi in Veneto: un’operazione che tiene insieme tradizione e manifattura, salvando un pezzo di patrimonio industriale dalla dispersione e, incidentalmente, dimostrando che il Sud può comprare il Nord -4.

Una struttura su misura per la finanza straordinaria

Il cuore dell’iniziativa, però, non risiede solo nelle storie virtuose. La banca ha messo a punto un meccanismo che, dal 2020, ha già consentito la chiusura di operazioni di rate finance nel Mezzogiorno per oltre mezzo miliardo di euro -8. E lo ha fatto costruendo un ponte – il termine è di Barrese – tra l’economia reale e i mercati finanziari -5. Il ventaglio degli strumenti è ampio: si va dalla structured finance alle soluzioni di capitale, dalle compravendite aziendali alla gestione del post-acquisizione, fino al delicato tema della governance familiare. A questo si aggiunge un’offerta integrata che lega gli incentivi fiscali, come il ritorno dell’iperammortamento, a linee di finanziamento agevolate quali S-Loan Progetti Green e D-Loan, pensate anche per la riqualificazione energetica degli immobili non residenziali -5-7.

Non è, e non vuole essere, una questione di mera erogazione creditizia. È piuttosto il tentativo di invertire una narrazione – quella di un Meridione assistito e dipendente – attraverso la leva della finanza d’investimento. Le seicento pmi selezionate non sono state scelte per decreto, ma setacciate dalla Direzione Regionale guidata da Giuseppe Nargi incrociando parametri dimensionali, vocazione all’export e capacità di innovare -7-8. E se è vero che l’economia globale, tra tensioni geopolitiche e dazi, resta appesa a un filo, è altrettanto vero che i brevetti depositati a Milano o le startup concentrate nel capoluogo lombardo non possono essere l’unico termometro della competitività nazionale -9.

A Napoli si è parlato anche di ZES, di missioni all’estero e di diplomazia economica. Ma soprattutto si è ascoltato chi, la crescita, l’ha già messa in bilancio.

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