Zelensky denuncia il crimine di Mosca, mentre Rutte arriva a Kiev sotto i missili
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La notte ha portato con sé, ancora una volta, il rombo sinistro degli allarmi aerei e il boato delle esplosioni in diverse regioni dell’Ucraina, da Sumy a Kharkiv, passando per la capitale. L’aeronautica militare ucraina ha riferito di un attacco condotto con droni e missili balistici, i cui effetti, particolarmente gravi a Kiev, hanno lasciato alcuni quartieri senza riscaldamento in un momento di gelo record. Poche ore dopo questo ennesimo assalto, che ha visto il cielo solcato da ordigni partiti – secondo le ricostruzioni – dalla regione russa di Bryansk, è atterrato nella capitale il segretario generale della NATO, il cui arrivo assume i contorni di una presenza simbolica e concreta in un frangente di straordinaria tensione.
Un autobus per minatori nel mirino
A confermare la brutalità di una campagna di bombardamenti che non risparmia obiettivi civili è stato direttamente il presidente Volodymr Zelensky, il quale, attraverso un messaggio sulla piattaforma X, ha fornito i dettagli di un episodio specifico e particolarmente eloquente. Un drone russo, ha accusato Zelensky, ha preso di mira “un normale autobus che trasportava minatori” nella regione di Dnipro, un atto che il leader ucraino ha definito senza mezzi termini “un crimine eloquente”. Quel gesto, al di là della retorica di condanna, viene additato come la prova tangibile di una responsabilità precisa nell’escalation del conflitto. “Mosca”, ha scritto, “ha la responsabilità dell’escalation. Il male deve essere fermato”. Una frase che, nel suo svolgersi, lega la denuncia del singolo fatto di cronaca nera – trattato con il dovuto rispetto per le vittime, senza scadere in descrizioni macabre – a una valutazione strategica più ampia, inserendosi in un contesto giudiziario internazionale che da mesi indaga su presunti crimini di guerra.
La diplomazia prova a muoversi tra le macerie
Proprio mentre la terra trema sotto i colpi dei missili, la diplomazia tenta di organizzare i propri passi. Zelensky ha infatti confermato l’esistenza di un accordo per un incontro trilaterale “a livello appropriato” negli Emirati Arabi Uniti nella prossima settimana, preannunciando un febbraio caratterizzato da un’intensa attività di politica estera. Questa notizia, tuttavia, risuona in un quadro segnato dall’incertezza, arrivata com’è all’indomani dello scadere della tregua temporanea che era stata richiesta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La fine di quella pausa, de facto, sembra aver coinciso con una recrudescenza immediata delle ostilità, che pone interrogativi complessi sul reale spazio di manovra per i negoziati.
La capitale sotto shock e la risposta di Klitschko
Sul terreno, intanto, si contano i danni e si soccorrono i feriti. A Kiev, il sindaco Vitali Klitschko ha riportato la necessità di interventi medici nei distretti di Dniprovskyi e Desnianskyi, aree colpite dalla pioggia di fuoco notturna. La sequenza dell’attacco, ricostruita dalle autorità locali, parla di ondate successive: dapprima diversi gruppi di droni, a cui si sono poi aggiunti i missili balistici, in una tattica combinata che mira a saturare e eludere le difese aeree. Una strategia che, pur non essendo nuova, continua a produrre effetti devastanti sulle infrastrutture critiche e sulla popolazione, già provata da mesi di conflitto e da condizioni climatiche estreme.




