Il conclave per il successore di Francesco: geografia del potere e nomi in lizza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre le Congregazioni generali si aprono martedì mattina, convocate dal decano del Sacro Collegio, il cardinale Giovanni Battista Re, il Vaticano si prepara a un conclave che sarà il più numeroso e internazionale della storia. Con 135 cardinali elettori – di cui 108 nominati da Bergoglio – la scelta del nuovo Pontefice riflette la “globalizzazione” voluta da Francesco, che in dodici anni di pontificato ha plasmato un collegio cardinalizio senza precedenti per diversità geografica e sensibilità ecclesiali.

Nonostante l’impronta del Papa scomparso, però, non esiste un automatismo che leghi i porporati da lui creati alla sua visione riformista. Tra i favoriti spiccano tre italiani: il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e mediatore riconosciuto nei conflitti internazionali, il segretario di Stato Pietro Parolin, esperto diplomatico, e il patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, volto noto della Chiesa in Medio Oriente. Ma non si esclude un’elezione “di rottura”, con il ghanese Peter Turkson o il guineano Robert Sarah, tradizionalista di peso, che potrebbero diventare il primo Papa nero della storia.

La coincidenza della morte di Francesco nel lunedì dell’Angelo, giorno in cui la cristianità celebra l’annuncio della resurrezione, ha alimentato riflessioni teologiche e simboliche. Ma al di là delle interpretazioni, ciò che conta ora è la matematica del conclave: per essere eletto, il successore dovrà ottenere almeno 90 voti, i due terzi del quorum. Un traguardo non scontato, considerando le divisioni tra conservatori e progressisti, tra curia romana e chiese periferiche.

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