Parma, l’effetto Elphege non si ferma più: colpo al Pisa e salvezza matematica

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A volte, nel calcio, i pesi massimi non sono quelli che pensi: il Parma ha trovato il suo nei minuti finali di Parma-Pisa, quando Nesta Elphege, subentrato da poco più di un quarto d’ora, ha raccolto un pallone sporco in area (di testa Sorensen aveva rimesso in mezzo, dopo una prima respinta della difesa ospite) e lo ha trasformato nell’1-0 che significa aritmetica permanenza in Serie A. Al Tardini finisce così, con un margine minimo che però restituisce solo in parte la mole di occasioni costruite dai ragazzi di mister Cuesta, bravi a colpire al momento giusto ma non certo immuni dalle folate offensive del Pisa. La partita, lo dimostrano i numeri, è stata molto più equilibrata di quanto suggerisca il referto: possesso palla praticamente identico (51% contro 49%) e una sfida giocata punto a punto per novanta minuti.

La traversa come spartiacque: due legni, un destino

La cronaca del primo tempo è un lungo esercizio di frustrazione, soprattutto per la squadra di Hiljemark. Già al 6’ Suzuki si era superato in angolo su Vural, anticipando il gol che sembrava scritto, ma è nel cuore della frazione che il Pisa tocca l’apice della sfortuna: Akinsanmiro prima colpisce il palo dopo un’azione insistita, poi Stojilkovic – lanciato a rete in contropiede e a tu per tu con il portiere nipponico – trova l’opposto montante, vanificando l’occasione più limpida del primo tempo. Una doppia botta che avrebbe potuto stordire chiunque, ma che il Parma ha invece assorbito, quasi ringraziando la dea bendata. Al di là degli episodi, la retroguardia ducale – con Troilo e Circati sugli scudi – ha retto l’urto di un attacco ospite che, pur privo di precisione, riusciva a infilarsi con continuità tra le linee.

Nel secondo tempo, complice probabilmente la stanchezza e la posta in palio, il ritmo cala sensibilmente. Le giocate di fino si diradano, e nei pressi delle due aree si respira un’aria più di rinvio che di costruzione. Poi, la svolta: Cuesta azzarda il tutto per tutto togliendo dal campo i suoi palleggiatori migliori (Bernabè e Nicolussi Caviglia) per inserire forze fresche e muscoli, una mossa che alla lunga paga. Dal nuovo assetto nasce l’azione del vantaggio, scolpita nell’82’ dalla zampata del solito Elphege, che proprio come sette giorni prima a Udine torna decisivo entrando dalla panchina.

Pagelle e interpreti: il talismano Elphege, l’ombra Moreo

Le valutazioni della stampa specializzata consegnano un Parma promosso a pieni voti nel reparto difensivo, meno brillante in attacco dove Pellegrino (5.5) e Strefezza (5) deludono le aspettative, trovandosi spesso isolati o imprecisi nell’ultimo passaggio. Il vero jolly resta dunque il subentrante Elphege, capace in pochi minuti di rendersi micidiale: l’attaccante francese – che vanta una media gol impressionante considerando i soli 178 minuti giocati complessivamente in questo campionato – ha raccolto l’invito di Sorensen e, con il protetto verso la porta, ha girato il pallone nell’angolino, facendo esplodere la panchina.

Sull’altro fronte, il Pisa incassa l’ennesima doccia fredda di una stagione storta. Al di là dei due legni colpiti (che portano a quota 12 i centri della struttura in questa Serie A, un dato che grida vendetta), la sensazione è che manchi quella crudeltà che contraddistingue le squadre che lottano per sopravvivere. Moreo, assolutamente irriconoscibile con un 4.5, non riesce mai a pungere, mentre le fasce – nonostante il buon lavoro di Angori – faticano a trovare il cross giusto per gli attaccanti. Per i toscani, ora, l’attesa per i risultati degli altri campi è un semplice rito di passaggio: il distacco è tale che la retrocessione è solo una questione aritmetica, più o meno ufficiale.

Il valore aggiunto della panchina: quando i cambi fanno la differenza

Questo match consegna una verità tattica ineludibile: il Parma vince grazie a una gestione delle risorse umana superiore. Mentre Hiljemark rimane a lungo legato ai suoi titolari, non riuscendo a scalfire la diga difensiva avversaria con i cambi tardivi (Lorran e Cuadrado entrano a pochi minuti dalla fine), Cuesta opera una vera e propria rivoluzione nei minuti centrali della ripresa. L’ingresso di Elphege, spostato accanto a Pellegrino in un inedito tandem offensivo, spiazza completamente la retroguardia pisana che fino a quel momento aveva controllato senza troppi patemi.

La partita, in ultima analisi, non regala spettacolo sublime ma certezze pesanti: da una parte c’è un Parma che ha imparato a vincere sporco, sporchissimo, capitalizzando al massimo le seconde palle e affidandosi a un uomo segnato dal destino; dall’altra un Pisa che, pur giocando a tratti bene, conferma l’handicap di una attitudine alla sfortuna ormai diventata cronica. All’82’, quando Elphege insacca, il Tardini può finalmente liberarsi di un’ansia che durava da mesi.

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