Stretto di Hormuz, Trump annuncia: "Sarà territorio degli Stati Uniti"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Donald Trump ha dichiarato che presto intende proclamare lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti, annunciando una nuova fase dello scontro con l’Iran durante un evento a Garden City, nello Stato di New York. Il presidente americano ha affermato che Teheran starebbe subendo una pesante sconfitta e ha collegato la sua dichiarazione al blocco imposto nello strategico passaggio marittimo. Secondo Trump, gli Stati Uniti avrebbero già esercitato un controllo sul transito delle navi attraverso lo Stretto, sostenendo che nessuna imbarcazione passerebbe senza il consenso americano.

La dichiarazione di Trump sullo Stretto di Hormuz

Nel corso dell’intervento pubblico del 15 agosto, Donald Trump ha ribadito l’intenzione di dichiarare lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti, presentando questa decisione come conseguenza della situazione di confronto con l’Iran. Il presidente americano ha parlato davanti all’accademia di polizia a Garden City, nello Stato di New York, dove ha descritto il blocco dello Stretto come una barriera d’acciaio costruita dagli Stati Uniti. Le parole pronunciate durante l’evento hanno portato nuovamente al centro dell’attenzione il controllo del passaggio marittimo e il ruolo che lo Stretto di Hormuz ricopre nello scontro tra Washington e Teheran.

Trump ha sostenuto che la dichiarazione arriverà “molto presto” e ha collegato l’annuncio alla sua valutazione sulla condizione dell’Iran, definito un Paese che starebbe subendo una “pesante sconfitta”. L’affermazione arriva nel mezzo dello stallo negoziale con Teheran e rappresenta un ulteriore elemento di tensione nelle relazioni tra Stati Uniti e Iran. Il presidente americano ha inoltre paragonato la situazione allo scenario legato al commercio globale, richiamando il tema delle mire sul controllo di uno snodo marittimo strategico.

La risposta dell’Iran all’annuncio americano

La replica dell’Iran è arrivata attraverso il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, che ha contestato la possibilità di modificare il controllo dello Stretto di Hormuz attraverso una semplice dichiarazione. Secondo quanto riportato, il rappresentante iraniano ha affermato che lo Stretto non può essere conquistato con un tweet, con una portaerei, con un ordine o con un discorso elettorale. La posizione di Teheran si è quindi concentrata sul rifiuto dell’idea che il passaggio marittimo possa diventare territorio statunitense attraverso un annuncio politico.

Lo scambio di dichiarazioni tra Washington e Teheran ha riportato lo Stretto di Hormuz al centro del confronto internazionale descritto nelle dichiarazioni dei due Paesi. Da una parte Trump ha rivendicato il ruolo degli Stati Uniti nel controllo del transito navale e ha annunciato un possibile cambiamento sullo status del passaggio marittimo. Dall’altra parte l’Iran ha risposto negando che una decisione di questo tipo possa essere realizzata attraverso parole o iniziative unilaterali.

Lo stallo con Teheran e il controllo del passaggio marittimo

La dichiarazione sullo Stretto di Hormuz si inserisce in una fase di stallo negoziale con Teheran, durante la quale Trump ha aumentato il livello dello scontro con l’Iran attraverso un nuovo annuncio pubblico. Il presidente americano ha collegato la possibile proclamazione del territorio statunitense alla conclusione del confronto con il Paese mediorientale e alla sua valutazione sull’esito della situazione militare e politica. Il tema centrale resta il controllo dello Stretto di Hormuz, indicato nelle dichiarazioni come un punto strategico per il passaggio delle navi.

Le parole di Trump hanno aperto un nuovo fronte nel confronto tra Stati Uniti e Iran, mentre la risposta iraniana ha evidenziato il contrasto sulla possibilità di attribuire agli Stati Uniti la sovranità sullo Stretto. Le dichiarazioni raccolte mostrano due posizioni contrapposte sul futuro del passaggio marittimo e sul significato del controllo esercitato durante il blocco annunciato da Washington. Il confronto resta legato alle trattative in corso e alle affermazioni pubbliche dei rappresentanti dei due Paesi.

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