Tajani: sugli idrocarburi russi vedremo dopo la guerra, ora le sanzioni restano

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Finché le operazioni militari in Ucraina proseguiranno, e non vi sono al momento segnali concreti che lascino presagire una tregua imminente, l’ipotesi di un ritorno dell’Italia all’acquisto di petrolio e gas dalla Russia rimane categoricamente esclusa. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto a margine del Consiglio Ue a Bruxelles, dove ha tracciato una linea netta tra l’emergenza attuale e uno scenario futuro di pace. Una volta che il conflitto si sarà concluso, ha spiegato il vicepresidente del Consiglio, si potrà tornare a discutere delle forniture energetiche con Mosca, ma sempre con la condizione che sia stata raggiunta una stabilità duratura e certificata. La posizione italiana, ha tenuto a precisare il titolare della Farnesina, non muterà fintanto che continueranno i bombardamenti e le ostilità, perché le sanzioni inflitte alla Federazione Russa rappresentano uno strumento politico per spingere il Cremlino a sedersi al tavolo negoziale.

La posizione del governo e il confronto interno

Se la linea espressa da Tajani appare in linea con le direttive europee, che mantengono in vigore i pacchetti restrittivi decisi in questi anni, all’interno della maggioranza emergono sfumature diverse. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, leader della Lega, aveva infatti aperto nei giorni scorsi a una riconsiderazione delle sanzioni, definendo “pragmatica” la scelta degli Stati Uniti, dove Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha allentato alcune misure restrittive sul greggio russo per far fronte all’impennata dei prezzi legata alle tensioni in Medio Oriente. Il ragionamento del leader leghista, che pure non mette in discussione il sostegno a Kiev, parte dalla constatazione che famiglie e imprese italiane stanno subendo rincari pesanti, e che la sospensione delle sanzioni potrebbe rappresentare una boccata d’ossigeno per l’economia nazionale. Una posizione, questa, che ha trovato sponda nelle dichiarazioni del presidente di FederPetroli, secondo cui la proposta avanzata da Salvini avrebbe il pregio della concretezza in un momento di crisi energetica globale.

Lo scenario internazionale e il ruolo del conflitto in Iran

A complicare ulteriormente il quadro, rendendo meno scontate le dinamiche degli approvvigionamenti, è l’escalation in Medio Oriente. L’attuale crisi nello Stretto di Hormuz e le operazioni militari contro l’Iran stanno infatti ridefinendo gli equilibri energetici mondiali, con effetti collaterali che finiscono per avvantaggiare Mosca. Secondo analisi condotte dalla stampa specializzata internazionale, la Russia starebbe incassando entrate aggiuntive per circa centocinquanta milioni di dollari al giorno, grazie all’aumento del prezzo del greggio e alla rilocalizzazione delle sue esportazioni verso nuovi acquirenti, in particolare in Asia. Questo flusso di denaro, unito alla difficoltà degli Stati Uniti di mantenere il precedente ritmo di forniture belliche a Kiev a causa del nuovo fronte in Iran, sta di fatto allentando la pressione economica e militare su Putin, consentendo al Cremlino di proseguire nello scontro senza un imminente collasso finanziario.

Le relazioni diplomatiche e la linea della Farnesina

Pur ribadendo la ferma condanna dell’aggressione russa, Tajani ha voluto sottolineare come l’Italia non abbia mai interrotto le relazioni diplomatiche con Mosca, e che un centinaio di imprese italiane continuano a operare sul territorio russo nel rispetto delle normative vigenti. Non si tratta, ha chiarito il ministro, di assumere un atteggiamento remissivo, ma di mantenere aperti canali di dialogo, indispensabili per qualsiasi futura trattativa di pace. L’incontro avvenuto alla Farnesina tra il viceministro Edmondo Cirielli e l’ambasciatore russo, avvenuto alla luce del sole e con la presenza di funzionari, rientra proprio in questa logica di rapporti non recisi, ma al tempo stesso improntati alla massima trasparenza e al rispetto delle posizioni assunte dall’Unione Europea. Per il ministro, insomma, una cosa è la gestione quotidiana delle relazioni bilaterali, altra cosa è il via libera agli acquisti di energia: una porta, quest'ultima, che può essere dischiusa solo a conflitto terminato e a condizioni profondamente mutate.

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