Licenziato per una relazione, il caso Nestlé che in Italia farebbe discutere
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Redazione Economia
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La decisione di Nestlé di licenziare con effetto immediato l’amministratore delegato Laurent Freixe, a causa di una «relazione sentimentale non dichiarata con una diretta dipendente», ha scosso il mondo degli affari internazionale, offrendo uno spunto di riflessione profonda sulle differenze culturali e giuridiche che separano l’Italia da altri contesti. La multinazionale svizzera, dopo aver ricevuto segnalazioni lo scorso maggio, ha avviato un’indagine interna le cui conclusioni hanno portato a una drastica conclusione: la violazione del codice di condotta, concepito per prevenire qualsiasi potenziale conflitto d’interesse, è stata considerata sufficiente per risolvere il rapporto dirigenziale. Una fonte interna, citata dall’agenzia di stampa svizzera Awp, ha inoltre precisato che a Freixe, il quale aveva assunto la guida del gruppo solo nel settembre 2024, verrà negata la buonuscita, un dettaglio che sottolinea la gravità attribuita alla trasgressione.
La vicenda, che ha un precedente nel caso del numero uno di McDonald’s o in quello, divenuto virale, dell’ad di Astronomer ripreso da una kiss cam a un concerto dei Coldplay, evidenzia una prassi aziendale ormai consolidata in molti Paesi anglosassoni e del nord Europa. Laddove esiste, il codice di comportamento – che spesso include l’obbligo di dichiarare legami personali per garantire trasparenza e imparzialità nelle valutazioni professionali – viene applicato con rigore, senza sconti neppure per i vertici. La protezione dell’integrità dell’organizzazione e l’azzeramento dei rischi di favoritismo vengono considerati valori primari, perseguibili anche attraverso misure drastiche come il licenziamento, considerato uno strumento legittimo per salvaguardare gli interessi della compagnia e degli azionisti.
In Italia, tuttavia, un simile epilogo sarebbe quantomeno improbabile, se non del tutto illegittimo di fronte a un giudice del lavoro. La giurisprudenza italiana, che tende a privilegiare la tutela del prestatore d’opera, tradizionalmente interpreta il licenziamento come extrema ratio, giustificabile solo in presenza di una violazione che leda in maniera grave e irreparabile il rapporto di fiducia. Una relazione sentimentale, per quanto problematica e potenzialmente generatrice di conflitti, difficilmente verrebbe considerata di per sé un giustificato motivo di licenziamento, sia esso di un impiegato o di un amministratore delegato; il nostro sistema, infatti, separa con nettezza la sfera privata degli affetti da quella pubblica del lavoro, e un’ingerenza aziendale eccessiva verrebbe vista come illegittima.




