Attacco all’ambasciata Usa a Baghdad e raid sull’isola di Kharg, Trump: “L’Iran è completamente sconfitto”
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Redazione Esteri
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Un missile, lanciato con ogni probabilità da una fazione irachena filo-iraniana, ha centrato l’eliporto del compound diplomatico statunitense a Baghdad, all’interno della Zona Verde, come confermato dalle agenzie di stampa internazionali che hanno ripreso le colonne di fumo levarsi oltre le mura della sede diplomatica. L’attacco, avvenuto nella notte tra venerdì e sabato, ha distrutto il sistema di difesa aerea dell’ambasciata, un’azione che arriva al culmine di una settimana di scontri sempre più violenti e che testimonia la capacità di Teheran di colpire gli interessi americani per procura. Quasi in simultanea, i caccia statunitensi hanno condotto un massiccio raid sull’isola di Kharg, nel Golfo Persico, che rappresenta il principale terminale per l’export di greggio iraniano. Il presidente Donald Trump ha rivendicato l’operazione sui suoi canali social, parlando di uno dei bombardamenti più potenti nella storia della regione e sostenendo di aver “annientato totalmente” le installazioni militari presenti sull’isola.
La risposta di Washington, stando alle parole del presidente, è stata però misurata: nonostante la potenza di fuoco impiegata, le infrastrutture petrolifere – il vero polmone economico del paese – sarebbero state deliberatamente risparmiate. Una scelta che Trump ha motivato con “ragioni di decenza”, ma che suona più come un avvertimento chiaro alla leadership di Teheran. Da parte iraniana, l’agenzia Fars ha diffuso una versione dei fatti diametralmente opposta, asserendo che gli impianti petroliferi non hanno subito alcun danno e minimizzando l’efficacia del raid. Una guerra dell’informazione, questa, che si combatte parallela a quella con i missili, dove ogni colpo viene raccontato in base alla convenienza del momento.
Sul fronte israeliano, la notte è stata scandita dalle sirene e dal rombo dei missili intercettori. I frammenti di un missile iraniano caduti nel centro del paese hanno provocato incendi e danni, con le squadre di soccorso impegnate a domare le fiamme divampate vicino a un edificio residenziale. A Holon, un ragazzo di 12 anni è rimasto gravemente ferito dalle schegge ed è stato ricoverato nell’ospedale di Yoseftal, assieme a un altro uomo di 39 anni, colpito nello stesso momento. Il video diffuso da Reuters e verificato attraverso le immagini satellitari mostra il cratere lasciato da un ordigno in una strada del sud di Israele, testimonianza visiva di un conflitto che, dopo quasi due settimane, ha già causato migliaia di vittime, concentrate in Iran ma con un tributo di sangue che inizia a salire anche in Libano e, per la prima volta in modo significativo, nei paesi del Golfo.




