L’undicesimo giorno di guerra, Teheran parla di «attacchi intensi»: colpite basi Usa e navi cargo a Hormuz
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Redazione Esteri
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Il dodicesimo giorno del conflitto tra la coalizione guidata da Stati Uniti e Israele e la Repubblica Islamica dell’Iran si è aperto all’insegna di una nuova, massiccia escalation, con Teheran che ha rivendicato il lancio della sua offensiva “più pesante e intensa” da quando, lo scorso 28 febbraio, le ostilità sono iniziate. I Pasdaran, il Corpo d’élite delle Guardie della Rivoluzione, hanno diffuso dichiarazioni bellicose attraverso i media statali, confermando il lancio di decine di missili balistici, inclusi i vettori a lungo raggio Khorramshahr, e di sciami di droni contro quelli che sono stati definiti “obiettivi sionisti e americani” sparsi in tutta la regione. Le sirene dei raid, come riferito da testimonianze raccolte dalla stampa internazionale, sono risuonate non solo in Israele, dove all’alba sono state segnalate intercettazioni nei cieli di Tel Aviv e di Gerusalemme, ma anche in diversi stati del Golfo Persico, coinvolgendo direttamente nazioni come il Kuwait, il Qatar, il Bahrein e gli Emirati Arabi Uniti.
Le forze armate iraniane, in un crescendo di violenza che non accenna a placarsi, hanno preso di mira installazioni militari cruciali per la presenza statunitense nell’area. Fonti vicine ai Pasdaran, citate dall’agenzia di stampa Efe, hanno rivendicato il lancio di missili contro la base aerea di Al Udeid in Qatar – un centro nevralgico per il comando americano – e contro il quartier generale della Quinta Flotta degli Stati Uniti a Manama, in Bahrein. Non solo: raid ripetuti hanno interessato anche il Kuwait, con due ordigni caduti nei pressi della base americana di Arifjan, un attacco questo che rappresenta un’ulteriore dimostrazione della volontà di Teheran di allargare il raggio delle proprie azioni belliche per colpire gli alleati di Washington. Dalle coste dell’emirato di Ras al-Khaimah, intanto, l’agenzia marittima britannica UKMTO ha segnalato un grave incidente: una nave portacontainer è stata centrata da un “proiettile sconosciuto” mentre navigava nelle acque dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il transito del petrolio, con l’equipaggio che è stato costretto a evacuare a causa di un incendio divampato a bordo.
Una regione in fiamme e il nodo dello Stretto di Hormuz
Mentre i combattimenti infiammano il Medio Oriente, l’attenzione degli analisti militari si concentra sulle acque del Golfo, dove lo scontro rischia di assumere i contorni di una guerra navale aperta. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha utilizzato i suoi canali social per lanciare un avvertimento senza precedenti alla leadership iraniana, dichiarando che le forze americane hanno già “distrutto completamente” dieci imbarcazioni iraniane dedite al minamento, dopo che erano circolate voci non confermate circa la posizione di ordigni esplosivi nella via d’acqua. Le conseguenze di un blocco o anche solo di un’interruzione prolungata del traffico nel Canale di Hormuz avrebbero ripercussioni immediate sul mercato energetico globale; eppure, paradossalmente, il prezzo del petrolio ha mostrato un trend in calo nelle ultime ore, complice forse la proposta, ancora da verificare, di un rilascio record delle riserve strategiche da parte dell’Agenzia Internazionale dell’Energia per calmierare le quotazioni. Sul terreno, la risposta saudita non si è fatta attendere: la difesa aerea di Riyad ha intercettato numerosi droni diretti contro l’importantissimo giacimento di Shaybah, mentre le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno confermato di essere sotto attacco missilistico, facendo alzare il livello di allerta in tutto il paese.
Il fronte libanese e le ripercussioni diplomatiche
Il conflitto non si limita al Golfo, ma si estende anche al Levante, con il Libano che continua a pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane. L’aviazione israeliana ha intensificato i bombardamenti sulla valle della Bekaa e sulla periferia meridionale di Beirut, roccaforte di Hezbollah, provocando nuove vittime civili e distruggendo infrastrutture. Secondo il ministero della Salute libanese, solo nelle ultime ore si contano diversi morti in raid che hanno colpito centri abitati, mentre cresce esponenzialmente il numero degli sfollati in fuga dalle zone di guerra. Sul fronte diplomatico, la posizione dell’Italia, espressa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un’informativa al Senato, è stata di netta condanna per quelle che ha definito “ingerenze unilaterali al di fuori del diritto internazionale”, con un riferimento specifico all’attacco contro una scuola a Minab, nel sud dell’Iran, costato la vita a decine di bambine. La comunità internazionale, divisa e incapace di trovare una mediazione, osserva con apprensione l’allargarsi del conflitto.
Il caso delle calciatrici e la situazione interna iraniana
In questo scenario di guerra, emerge una vicenda umana e politica singolare che coinvolge la nazionale femminile di calcio dell’Iran. Dopo che sette giocatrici avevano inizialmente chiesto e ottenuto asilo politico in Australia, una di loro ha fatto ritorno sui propri passi. Il ministro degli Interni australiano, Tony Burke, ha spiegato che la calciatrice ha cambiato idea e, dopo aver rivelato all’ambasciata di Teheran il luogo dove le sue compagne si nascondevano, ha fatto rientro in patria, costringendo Canberra a trovare una nuova e più sicura sistemazione per le altre atlete rimaste. La vicenda, che ha dell’incredibile, getta una luce sinistra sui metodi di controllo esercitati dal regime iraniano anche all’estero. All’interno dei confini nazionali, intanto, la repressione si fa più aspra: il capo della polizia nazionale, Ahmad-Reza Radan, ha avvertito che chiunque scenda in piazza per protestare seguendo le direttive del nemico verrà considerato alla stregua di un nemico, con tutte le conseguenze del caso. In questo clima di terrore, si rincorrono voci non verificate sulle condizioni fisiche della nuova guida suprema, Mojtaba Khamenei, che fonti contrastanti danno per “ferito ma salvo” dopo un tentativo di assassinio nei giorni scorsi.




