Netanyahu: "A Gaza ancora migliaia di terroristi", mentre cresce l'isolamento internazionale
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Redazione Esteri
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Benyamin Netanyahu, travolto dalle critiche interne e internazionali, ha ribadito che Israele "non ha altra scelta se non finire il lavoro" a Gaza, definendo la città "capitale del terrore". Nonostante le pressioni per un cessate il fuoco, il primo ministro israeliano ha difeso la nuova offensiva militare, sostenendo che migliaia di militanti di Hamas sono ancora attivi nella Striscia. Le sue dichiarazioni arrivano mentre il bilancio dei giornalisti uccisi nel conflitto sale ancora: altri cinque reporter sono morti negli ultimi giorni, aggiungendosi alla lunga lista di vittime tra i media.
La posizione di Netanyahu, però, non convince nemmeno i suoi alleati più stretti. Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e leader dell’estrema destra sionista, lo ha attaccato pubblicamente, definendo "fallimentare" la sua strategia. Smotrich, che sogna un Israele basato sulla Torah e spinge per l’annessione di Gaza, ha persino dichiarato di aver "perso fiducia" nel premier. Una frattura significativa, che riflette le tensioni all’interno di un governo già diviso tra chi chiede una linea ancora più dura e chi teme l’isolamento diplomatico.
Intanto, la Germania ha compiuto un passo inatteso: il cancelliere Friedrich Merz ha annunciato la sospensione delle esportazioni di armi a Israele, citando il rischio che vengano utilizzate a Gaza. Una mossa che segna una svolta nella politica di Berlino, tradizionalmente vicina a Tel Aviv. Merz, pur ribadendo il diritto israeliano all’autodifesa, ha messo in dubbio l’efficacia delle operazioni militari, chiedendosi se l’escalation serva davvero a liberare gli ostaggi o a indebolire Hamas.




