Il dolore del padre di Michele, 19 anni, morto nell’incidente a Morciano: “Sono devastato”. L’urlo della mamma: “Era un bravo ragazzo, gli piaceva la musica e voleva fare l’elettricista”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non c’è solo lo schianto, non ci sono soltanto le lamiere accartocciate in fondo alla scarpata di via Santa Maria Maddalena, quella strada di campagna che Michele Riglietti, 19 anni, di Urbino ma residente a Vallefoglia, percorreva tutte le sante volte per rientrare a casa. Dietro la tragedia che domenica ha gelato il sangue di un’intera vallata, quella che separa le Marche dalla Romagna, c’è il volto di un ragazzo che aveva smesso da poco di studiare all’istituto professionale Benelli di Pesaro, perché l’idea, concreta e forse un po’ ingenua come sanno esserlo i sogni a quell’età, era quella di mettersi alla prova, di costruirsi un mestiere con le mani. Lavorare, insomma. E la direzione, come ha raccontato il padre con la voce che si spezzava al telefono, l’aveva già scelta: voleva fare l’elettricista. Lo affascinavano i lavori manuali, la possibilità di vedere qualcosa di funzionante nato dalla propria fatica, e nel frattempo, per darsi da fare, dava una mano nella pizzeria di famiglia, “La dolce vita” a Vallefoglia, quella gestita dai suoi, originari della Puglia, di Trinitapoli per la precisione.

Nella tarda serata di sabato, Michele era uscito con gli amici, come tanti ragazzi della sua età. Una serata in allegria, di quelle che non dovrebbero finire mai, e invece il rientro, poco dopo le tre di notte di domenica 22 febbraio, si è trasformato in un incubo di lamiere e bitume. Era al volante di una Bmw, un’auto con cui aveva una certa confidenza, lui che fino a qualche tempo fa sfrecciava su e giù per Montecchio con una microcar, quelle che non richiedono la patente. Con lui, sul sedile del passeggero, c’era una ragazza di 17 anni di Macerata Feltria, un’amica, e per cause che i carabinieri stanno ancora cercando di ricostruire con esattezza – ma sembra escluso il coinvolgimento di altri veicoli – l’auto ha sbandato, centrando in pieno due alberi con la parte anteriore sinistra. Un impatto violentissimo, una carambola, e poi il volo nella scarpata, il ribaltamento, la Bmw che finisce la sua corsa contro il terrapieno di un canale di scolo, ruote all’aria e il tetto sfondato.

Il gesto eroico della ragazza sopravvissuta e la disperazione dei familiari

E mentre la carcassa fumante dell’auto giaceva in fondo al canalone, nella notte fonda è accaduto qualcosa che ha dello straordinario, se non fosse per il contesto tragico in cui si inserisce. La ragazza diciassettenne, ferita e sotto choc, è riuscita a divincolarsi dalle lamiere, a strisciare fuori dall’abitacolo e a mettersi in piedi. Nel buio pesto, con il fango che intralciava i passi, ha risalito la scarpata dalla parte opposta rispetto alla strada, aggrappandosi a sterpi e cespugli, fino a raggiungere un’abitazione poco distante. Lì ha bussato, anzi, ha probabilmente supplicato aiuto, riuscendo a dare l’allarme. Un gesto di lucidità e forza che le ha salvato la vita, perché i soccorsi del 118, arrivati sul posto insieme ai vigili del fuoco, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del giovane Michele, rimasto intrappolato nell’auto e ucciso sul colpo dai traumi riportati, schiacciato probabilmente dal peso della vettura. La ragazza, invece, è stata trasportata d’urgenza all’ospedale Bufalini di Cesena: è ricoverata, ma non è in pericolo di vita.

Il dolore, a questo punto, si è abbattuto come un macigno sulle famiglie e sulla comunità di Vallefoglia. I genitori di Michele, il papà Giuseppe e la mamma Daniela, sono stati raggiunti dalla notizia nel cuore della notte e la loro vita, da quel momento, si è fermata. “Sono devastato”, ha ripetuto il padre, raccogliendo con fatica le parole per descrivere un figlio che non c’è più. “Era un bravo ragazzo”, ha aggiunto, parlando di quella passione per la musica che Michele coltivava da qualche anno, quando si dilettava come dj, e del suo desiderio di costruirsi un futuro solido, concreto, lontano dai banchi di scuola che aveva lasciato due anni fa. E poi c’è l’urlo della mamma, Daniela, che sui social ha affidato il suo strazio a poche parole, quelle che ti si strozzano in gola: “La mia vita è finita. Mio figlio. La mia vita, il mio tutto”. Parole che raccontano un vuoto incolmabile, quello lasciato da un ragazzo di diciannove anni che, nella sua normalità di giovane con i sogni ancora tutti da realizzare, era semplicemente il centro del loro mondo.

La dinamica dell’incidente e le indagini in corso

Sulla dinamica precisa di quanto accaduto, gli investigatori stanno lavorando senza sosta. La Procura di Rimini ha aperto un fascicolo per guidare gli accertamenti tecnici, a cominciare dall’esame della Bmw e dalla eventuale acquisizione delle immagini di eventuali telecamere di sorveglianza presenti nella zona. Quel che è certo, al momento, è la dinamica della fuoriuscita: il giovane alla guida ha perso il controllo del mezzo in via Santa Maria Maddalena, una strada stretta e buia, e l’auto, dopo aver centrato i due alberi, si è ribaltata più volte nella scarpata, un volo di diversi metri terminato rovesciata. Non risultano, al momento, testimoni oculari dello schianto, se non la ragazza sopravvissuta, le cui dichiarazioni saranno preziose per capire se sia stato un malore, una distrazione o un’alta velocità a causare la perdita di controllo. Si dovrà anche stabilire se il diciannovenne avesse i requisiti di patente per guidare quel modello di auto, un aspetto che rientra nella prassi investigativa.

Nell’attesa che gli accertamenti facciano piena luce, rimane lo scenario desolante di via Santa Maria Maddalena, con i segni dello schianto ancora impressi sugli alberi e sull’asfalto. E rimane, soprattutto, il ritratto di un ragazzo normale, che piaceva a tutti, che lavorava nella pizzeria di famiglia e che amava la musica, uno di quei ragazzi che non fanno parlare di sé se non quando, improvvisamente, la cronaca li strappa alla loro quotidianità. La comunità di Vallefoglia si è stretta attorno alla famiglia Riglietti, in un abbraccio collettivo che prova a lenire un dolore troppo grande, mentre la ragazza superstite, piantonata dai familiari, cerca di elaborare quanto accaduto, portando dentro di sé la consapevolezza di aver visto la morte da vicino e di essere miracolosamente riuscita a sfuggirle.

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