Svetlana Dali fermata a Malpensa: è la seconda volta che vola da New York senza biglietto né passaporto
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Redazione Economia
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Il volo United Airlines 19, decollato mercoledì pomeriggio dal Newark Liberty International Airport con destinazione Milano Malpensa, trasportava un passeggero in più rispetto a quelli registrati nella lista di bordo. Solo quando il Boeing 777-200 aveva già superato da diverse ore la costa atlantica, l’equipaggio si è accorto della presenza di una donna che non risultava in possesso né di un biglietto né di un passaporto, una scoperta che ha immediatamente attivato le procedure di sicurezza e portato all'allerta delle autorità italiane per il momento dell'atterraggio. All’arrivo, giovedì mattina nello scalo della brughiera, ad attendere Svetlana Dali – questo il nome della cittadina russa residente negli Stati Uniti – c’erano gli agenti della polizia di frontiera, che l’hanno fermata mentre cercava di confondersi tra gli altri viaggiatori stanchi dopo le sette ore e passa di traversata oceanica.
La dinamica di quanto accaduto richiama immediatamente alla mente un precedente che aveva già sollevato piú di qualche interrogativo sui protocolli di sicurezza aeroportuali. Era il novembre del 2024 quando la stessa donna era riuscita a salire a bordo di un volo Delta da New York JFK a Parigi Charles de Gaulle, eludendo i controlli in un modo che allora era sembrato un episodio isolato piú che l’inizio di una curiosa carriera da clandestina dei cieli. In quell’occasione, come ricostruito successivamente in tribunale, Dali era passata attraverso un varco riservato agli equipaggi, mimetizzandosi tra un gruppo di dipendenti Air Europa, per poi sottoporsi ai controlli di sicurezza senza che nessuno verificasse il possesso di una carta d’imbarco. All’imbarco, incastonata in mezzo a una famiglia che stava salendo, era scivolata via davanti al gate agent senza destare sospetti, per poi passare gran parte del volo rintanata in bagno.
Questa volta il copione si è ripetuto con poche varianti: il volo partiva dal New Jersey invece che da Queens, e la destinazione era Milano e non Parigi, ma il modus operandi è apparso sostanzialmente identico agli investigatori che ora stanno ricostruendo i passaggi della vicenda. Dopo la precedente avventura transatlantica, Dali – che ha lo status di residente permanente negli Stati Uniti – era stata processata a Brooklyn e condannata a luglio del 2025 con una pena che prevedeva il tempo già scontato in detenzione piú un anno di libertà vigilata. Durante le udienze aveva sostenuto, attraverso un interprete di russo, di aver compiuto quei gesti perché convinta di essere avvelenata dai servizi segreti americani, dichiarazioni che avevano portato i giudici a disporre una valutazione psichiatrica, i cui esiti non sono stati resi noti.
La portata delle violazioni, in un contesto di sicurezza globale che dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 aveva portato a un inasprimento senza precedenti dei controlli negli scali statunitensi, ripropone interrogativi non semplici da sciogliere. Non si tratta, nel caso di specie, di aver superato un singolo punto di blocco, ma di averne superati diversi in sequenza: i controlli TSA dove si esibisce un documento, il gate dove si scannerizza la carta d’imbarco, l’accesso al corridoio che porta direttamente all’aeromobile. E non è stato nemmeno l’unico tentativo messo a segno dalla donna, dal momento che fonti investigative hanno rivelato come già nel febbraio 2024 fosse stata scoperta nascosta in un bagno dell’area riservata agli arrivi internazionali di Miami, mentre due giorni prima del volo per Parigi era riuscita a introdursi nelle aree riservate del Bradley International Airport nel Connecticut, senza peró riuscire a salire su un volo.
La United Airlines, contattata dalla stampa americana subito dopo la diffusione della notizia, ha rilasciato una dichiarazione in cui si afferma che la sicurezza rappresenta la prioritá assoluta e che la compagnia sta collaborando a pieno con le autorità nelle indagini in corso, un tentativo di limitare i danni d'immagine dopo che la vicenda ha fatto rapidamente il giro dei network statunitensi. Il Federal Bureau of Investigation, attraverso la portavoce Emily Molinari, ha confermato che l’ufficio di Newark è stato messo al corrente dell’accaduto e sta lavorando insieme alla Polizia portuale e alla TSA per fare piena luce su come sia stato possibile, per la seconda volta in poco piú di un anno, che una persona senza alcun Titolo di viaggio riesca a salire su un volo intercontinentale diretto in Europa.




