Sgarbi, il giornalismo-show e la linea rossa dell'accanimento
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Dal 30 settembre Vittorio Sgarbi è ricoverato in terapia intensiva al Policlinico Gemelli di Roma a causa di un'insufficienza respiratoria. Le sue condizioni, definite «critiche ma stabili» nel bollettino diffuso dall'ospedale, hanno riacceso i riflettori su un caso che da mesi occupa le pagine dei giornali e i palinsesti televisivi. Attorno al letto dell'ex sottosegretario alla Cultura si è aperto un nuovo fronte, alimentato dalle dichiarazioni dei familiari e dalle accuse reciproche tra chi si contende il racconto della sua malattia.
La tesi dell'editoriale: quando l'inchiesta diventa spettacolo
Federico Giannini, dalle colonne di Finestre sull'Arte, ha firmato un editoriale che solleva una questione destinata a sopravvivere alle vicende giudiziarie di Sgarbi: fino a che punto un'inchiesta può ricorrere ai meccanismi dello spettacolo senza trasformarsi in accanimento e senza smarrire la propria natura giornalistica. Giannini riconosce che le domande su incompatibilità tra incarichi pubblici e attività professionali, sulla presenza di opere d'arte nella disponibilità dell'ex sottosegretario, andavano poste.
Il nodo, però, riguarda i metodi con cui quelle domande sono state trasformate in narrazione pubblica: appostamenti fuori dalle mostre, inseguimenti, musichette da serial televisivo, domande provocatorie, riesumazione di storie vecchie di decenni.
Le assoluzioni e il peso del processo mediatico
Sul piano giudiziario, Sgarbi ha incassato tre assoluzioni in primo grado. Nel febbraio 2026 il tribunale di Reggio Emilia lo ha mandato assolto dall'accusa di riciclaggio relativa al quadro di Rutilio Manetti, «La cattura di San Pietro», per cui la Procura aveva chiesto tre anni e quattro mesi. A settembre la Corte dei conti ha respinto la richiesta di risarcimento per le consulenze svolte durante il mandato da sottosegretario.
Nessuno di questi procedimenti è definitivo, ma il loro esito ha contribuito ad alimentare il dibattito sulla sproporzione tra l'eco mediatica dell'inchiesta e il verdetto dei giudici. Lo stesso Giannini osserva che le assoluzioni non chiudono la questione dei metodi: anche se nessun nesso causale potesse essere provato tra la campagna stampa e il peggioramento della salute di Sgarbi, resta il fatto che quella campagna c'è stata e ha avuto caratteristiche precise.
L'accusa di «massacro mediatico» e il fronte televisivo
Barbara Hary, ex compagna di Sgarbi e madre di Evelina, ha rotto il silenzio con una nota in cui denuncia quello che definisce un «massacro mediatico» ai danni della figlia. Nel mirino della donna sono finiti due programmi televisivi, «La Vita in Diretta» su Rai1 e «Dentro la Notizia» di Gianluigi Nuzzi su Canale 5. Secondo Hary, le due trasmissioni «confondono volutamente la causa con la conseguenza» e diffondono una «narrazione falsa e fuorviante» sui problemi di salute di Sgarbi, che a suo dire sarebbero «clinici fisiologici e non di natura depressiva».
La donna contesta anche lo spazio riservato alla compagna Sabrina Colle, accusando i programmi di promuovere «carrambate strappalacrime» e di trattare Sgarbi «come un brand e non come una persona ammalata».
Le voci dal Gemelli e il racconto dei giorni precedenti
Mentre il quadro clinico resta stabile, si moltiplicano le testimonianze su cosa sia accaduto nelle ore immediatamente precedenti al ricovero. Sabrina Colle ha raccontato che martedì un infermiere inviato dal Gemelli aveva provveduto all'idratazione e alla somministrazione di un antipiretico, ma al risveglio del giorno successivo Sgarbi «non respirava bene», rendendo necessario il trasporto d'urgenza in ospedale.
Evelina Sgarbi, dopo aver visto il padre in terapia intensiva, ha parlato di una «condizione di sofferenza estrema», sostenendo di aver trovato il genitore circondato dalle stesse persone che, a suo dire, lo avrebbero «trascinato ed esibito» per tutta l'estate nonostante le patologie in atto.
Il ritorno in ospedale di chi c'era stato licenziato
Tra le visite annunciate c'è anche quella di Sauro Moretti, forlivese, per circa vent'anni braccio destro di Sgarbi fino al licenziamento nel giugno 2024. I due erano stati protagonisti di un contenzioso davanti al giudice del lavoro di Macerata, poi risolto con un accordo transattivo nel gennaio 2025. «Ho deciso, voglio stargli vicino», ha dichiarato Moretti, «lo faccio solo per lui, per l'uomo, per l'amico, per l'affetto che ci ha legati per tantissimo tempo». La figlia Evelina, contattata dall'ex collaboratore del padre, ha dato parere positivo alla visita.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
