Sgarbi resta in terapia intensiva al Gemelli, le accuse di Diaco e lo scontro sulle cause del ricovero
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Redazione Interno
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Vittorio Sgarbi resta ricoverato in terapia intensiva al Policlinico Gemelli di Roma. Le sue condizioni, definite critiche, vengono indicate come stabili nel bollettino diffuso dalla struttura. Il critico d'arte ed ex sottosegretario alla Cultura, 74 anni, è arrivato in ospedale mercoledì 30 settembre a causa di un'insufficienza respiratoria.
Il bollettino medico e il quadro clinico
La direzione sanitaria del Gemelli ha confermato che Sgarbi si trova nel reparto di rianimazione, dove prosegue il trattamento per il quadro respiratorio compromesso. Massimo Antonelli, direttore del Dipartimento di Scienze dell'Emergenza, Anestesiologiche e della Rianimazione, ha firmato la nota in cui le condizioni vengono descritte come «pur critiche, attualmente stabili». La terapia intensiva si è resa necessaria per gestire un'insufficienza respiratoria che, secondo quanto emerso, sarebbe legata a un'infezione polmonare complicata da un quadro cardiaco già compromesso.
Attorno al letto del critico d'arte si alternano i familiari: la compagna Sabrina Colle, la sorella Elisabetta con Eugenio Lio e la figlia Evelina.
L'accusa di Pierluigi Diaco
Sul caso è intervenuto Pierluigi Diaco, giornalista e conduttore televisivo, con una dichiarazione rilasciata all'agenzia Adnkronos. «Più di qualcuno porterà sulla coscienza la responsabilità di aver inflitto a Vittorio una umiliazione pubblica imperdonabile che è stata la prima causa della sua depressione», ha affermato Diaco. «Ma così come accade alle opere d'arte, Vittorio vive e combatte per la vita, terrena o eterna che sia».
Le sue parole richiamano il periodo attraversato da Sgarbi nella primavera del 2025, quando era stato ricoverato nello stesso ospedale per una grave sindrome depressiva che lo aveva portato a rifiutare il cibo e a una marcata perdita di peso, arrivando a pesare 59 chili.
Lo scontro sulle cause del ricovero
La ricostruzione dei giorni precedenti al ricovero è al centro di versioni contrastanti. Da un lato, fonti vicine a Evelina Sgarbi hanno sostenuto che il critico d'arte fosse indisposto da circa due settimane, sollevando dubbi sulla tempestività dei soccorsi. A respingere questa ipotesi è Eugenio Lio, compagno della sorella Elisabetta, secondo cui la febbre sarebbe iniziata il 29 settembre e il ricovero sarebbe avvenuto la mattina successiva, con un'assistenza medica definita tempestiva.
Lio ha spiegato che Sgarbi sarebbe stato inizialmente assistito a domicilio attraverso il servizio «Gemelli a Casa», prima che il peggioramento notturno portasse alla decisione di organizzare il trasporto in ospedale.
Le dichiarazioni di Barbara Hary
Barbara Hary, ex compagna di Sgarbi e madre di Evelina, è intervenuta con una nota per denunciare quello che definisce un «massacro mediatico» contro la figlia. Hary ha contestato in particolare il modo in cui alcune trasmissioni televisive stanno raccontando la vicenda, accusandole di «confondere volutamente la causa con la conseguenza» e di promuovere quella che definisce una «narrazione falsa e fuorviante».
Secondo Hary, i problemi di salute di Sgarbi sarebbero «clinici fisiologici e non di natura depressiva», e le trasmissioni da lei citate continuerebbero a sostenere una ricostruzione che, a suo dire, lede l'immagine della figlia e la dignità del critico d'arte.
La battaglia legale in corso
Il ricovero si inserisce in un contesto familiare già segnato da un procedimento giudiziario. Evelina Sgarbi ha presentato un'istanza al tribunale civile di Roma per la nomina di un amministratore di sostegno per il padre, sostenendo che non sia più in grado di gestire autonomamente la propria persona e i propri interessi. La richiesta, precisano i legali della giovane, non riguarda un'interdizione ma un sostegno temporaneo.
Lorenzo Iacobbi, avvocato di Evelina, ha definito il ricovero «il tragico e annunciato epilogo di una gestione irresponsabile delle patologie che affliggono il professore da tempo», citando viaggi e impegni pubblici che sarebbero stati imposti a un fisico già debilitato.
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