Achille Lauro, concerto a sorpresa a Fontana di Trevi e dopo “Comuni immortali” sogna (ancora) un duetto con Mina

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’acqua della fontana più famosa del mondo ha fatto da cornice, ieri notte, a una scena che Roma non dimenticherà facilmente. Achille Lauro, tornato nella sua città per celebrare il primo anno di “Comuni mortali” e il contemporaneo lancio della riedizione “Comuni immortali”, ha letteralmente riempito il catino di Fontana di Trevi con una serenata di mezzanotte che nessuno si aspettava. L’artista, che da sempre gioca con l’estetica e la sorpresa, si è esibito a tu per tu con una folla assiepata lungo i bordi del monumento, regalando un set intimo ma carico di energia. Dalle prime note di “Amor” a quelle di “Incoscienti giovani”, il pubblico ha risposto con un entusiasmo quasi irreale, trasformando un gesto improvvisato in un vero e proprio rito collettivo. E mentre la notte avanzava, Lauro ha concluso il suo intervento tra selfie, abbracci e un bagno di folla che ha spazzato via ogni distanza tra palco e spettatore.

Un repackage che guarda agli stadi e a un sogno rimasto in sospeso

“Comuni immortali” non è soltanto una riedizione, bensì il passo successivo di un progetto che, da un anno a questa parte, ha segnato un’evoluzione netta nel percorso di Lauro De Marinis. Il lavoro, uscito il 18 aprile, rappresenta un ulteriore salto di maturità: l’immaginario simbolico degli esordi lascia spazio a una scrittura più narrativa, corale, quasi epica. E proprio per festeggiare questo traguardo, l’artista ha scelto il cuore pulsante della sua Roma, lì dove tutto è cominciato, regalando una performance che sa più di rito iniziatico che di semplice concerto. L’obiettivo dichiarato, del resto, è quello di tornare presto sul palco degli stadi, un’ambizione che “Comuni immortali” sembra voler alimentare con ogni traccia. Ma c’è un’altra ossessione, questa volta più antica e mai sopita: il sogno di un duetto con Mina. Lauro lo ha ribadito ancora una volta, quasi fosse un mantra personale, senza però svelare se dietro questa dichiarazione ci sia già un progetto concreto.

La difesa del Papa e la fede di un credente fuori dagli schemi

Durante la presentazione del nuovo lavoro, Achille Lauro ha spiazzato anche chi lo segue da sempre, prendendo posizione su un tema che raramente s’incrocia con il pop più appariscente. «Da credente penso che sia ovvio che il Papa si esponga per la pace» ha detto, difendendo apertamente Francesco e la sua azione diplomatica in un momento storico segnato da conflitti globali. Una dichiarazione secca, priva di giri di parole, che ha sorpreso per la sua chiarezza in un ambiente, quello musicale, spesso più incline alla metafora che alla presa di posizione esplicita. Lauro, che negli anni ha costruito la sua immagine sull’ambiguità di genere, sui travestimenti e sulle provocazioni, ha scelto qui un registro diverso: quello intimo e personale di chi, dietro le paillettes, custodisce una fede che non sente il bisogno di nascondere.

Un anno di “Comuni mortali” e la rinascita notturna nella Capitale

L’evento di mezzanotte a Fontana di Trevi non è stato solo un colpo di scena, bensì il coronamento simbolico di un anno esatto dalla pubblicazione di “Comuni mortali”. Quel disco, che aveva già segnato una svolta rispetto al passato più glam e rockeggiante di Lauro, oggi si arricchisce di nuovi brani e di una veste rinnovata. E la scelta di festeggiare nella penombra, con la fontana illuminata a fare da scenografia naturale, restituisce tutta la teatralità di un artista che non ha mai smesso di stupire. I fan, accorsi in massa nonostante l’ora tarda, hanno riempito ogni spazio disponibile, e lui – Lauro – ha ripagato quell’attesa con un’ora abbondante di musica, sorrisi e contatto diretto. Nessuna scenografia artificiale, nessun effetto speciale: solo lui, la sua voce, e quella fontana che da secoli racconta storie a chiunque si fermi ad ascoltare. Poi, come accade nei migliori racconti, la folla si è dispersa lentamente, lasciando il monumento alla sua silenziosa maestà. E il giorno dopo, a Roma, si parlava ancora di quella serenata.

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