Iveco cede la difesa a Leonardo, il colosso guidato da Cingolani mette a fuoco il perimetro industriale e prepara il maxi dividendo
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Redazione Economia
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Si chiude, con la conferma ufficiale arrivata da Iveco Group, una delle operazioni più attese nel panorama industriale italiano, quella che vede la cessione del business Defence al gruppo Leonardo. Un passaggio, quest’ultimo, che non solo ridisegna gli assetti proprietari di un segmento strategico come quello dei veicoli militari, ma che segna anche una decisa rifocalizzazione per l’azienda guidata da Gerrit Marx, ora proiettata verso il cuore della mobilità commerciale e – non secondario – verso la distribuzione di un maxi dividendo per i propri azionisti. L’intesa, del valore di 1,6 miliardi di euro a fronte di un enterprise value fissato a 1,7 miliardi (soggetto, quest’ultimo, agli aggiustamenti contrattuali che verranno definiti entro l’inizio di aprile), era stata anticipata nei giorni scorsi da voci provenienti dal settore, con il CEO di Rheinmetall Armin Papperger a segnalare un ritardo nell’operazione, legato proprio alla complessa negoziazione tra Leonardo e Iveco, il cui esito era atteso entro il primo trimestre dell’anno in linea con il Piano Industriale 2026.
Una svolta strategica per la difesa terrestre europea
L’acquisizione, che riguarda i marchi IDV (Iveco Defence Vehicles) e Astra, trasforma Leonardo in un polo unificato per la difesa terrestre, concretizzando un’ambizione che il gruppo guidato da Roberto Cingolani aveva già delineato come pilastro della propria crescita. Iveco, dal canto suo, ha definito l’operazione come «una delle più rilevanti degli ultimi anni nell’industria italiana», sottolineando come essa rappresenti una svolta destinata a ridisegnare gli equilibri in un settore, quello della difesa terrestre europea, che sta vivendo una fase di rapida riorganizzazione. L’intesa, in sostanza, consente a Leonardo di mettere a terra quella visione strategica che mira a creare un campione continentale nel segmento, allargando il proprio perimetro oltre l’aerospazio e l’elettronica per abbracciare anche i mezzi corazzati e i veicoli tattici.
Gli stabilimenti e il nodo occupazionale
Il perimetro industriale coinvolto nell’acquisizione è ampio e tocca diverse regioni italiane, sollevando inevitabilmente interrogativi sul futuro degli impianti e della forza lavoro impiegata. Il passaggio di proprietà dello stabilimento piacentino di Astra Veicoli Industriali – già oggetto di attenzione per il suo peso occupazionale – rappresenta uno dei nodi centrali, con le organizzazioni sindacali che hanno immediatamente richiesto garanzie per i circa 500 lavoratori coinvolti. L’attenzione, però, si concentra anche su Bolzano, dove insistono altre realtà produttive del gruppo Iveco Defence che occupano circa 900 persone. In questo contesto, la finalizzazione dell’operazione apre ora una fase di transizione in cui l’assetto industriale e le eventuali ricadute occupazionali saranno al centro del confronto con le parti sociali, chiamate a valutare le prospettive di integrazione nel nuovo polo della difesa.
Le cifre dell’accordo e il ritorno per Iveco
Dal punto di vista finanziario, l’operazione si struttura su un prezzo di vendita pari a 1,6 miliardi di euro, un valore che riflette la complessità e la portata strategica degli asset ceduti. Iveco Group, con questa cessione, libera risorse importanti e accelera sulla propria strategia di focalizzazione, che la vede sempre più concentrata sul business dei veicoli commerciali, degli autobus e dei powertrain. Contestualmente, la società ha annunciato l’intenzione di distribuire un maxi dividendo, una scelta che premia l’azionariato e che restituisce in parte il valore generato dalla cessione. Il meccanismo degli aggiustamenti contrattuali, previsto entro l’inizio di aprile, consentirà alle parti di affinare gli aspetti economici legati alle valutazioni finali degli asset trasferiti.
I retroscena dell’intesa e il ruolo di Leonardo
La trattativa, pur essendo stata condotta con relativa rapidità negli ultimi mesi, aveva dovuto fare i conti con i tempi tecnici legati alle autorizzazioni e alla strutturazione dell’accordo. Nei giorni precedenti la chiusura, le dichiarazioni del CEO di Rheinmetall avevano lasciato intendere una possibile complessità nell’allineamento delle due società italiane, un passaggio considerato propedeutico per eventuali sviluppi successivi nel settore. Leonardo, che nel frattempo sta portando avanti un ambizioso piano di crescita (con progetti di lungo termine come quello legato alla cupola di Michelangelo), ha trovato nell’acquisizione di Iveco Defence Vehicles il tassello mancante per completare la propria offerta nel settore terrestre, un segmento dove la capacità di integrare sistemi, elettronica e veicoli sta diventando sempre più il fattore discriminante per competere a livello europeo.




