Iveco cede la “difesa” a Leonardo, il divorzio dagli Agnelli e il valore della guerra

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’operazione era nell’aria da settimane, annunciata a corollario di un piano industriale che guardava al 2030, eppure la sua formalizzazione – avvenuta con il sigillo posto sull’accordo tra Iveco Group e Leonardo – porta con sé il peso specifico di una dismissione storica. La scorsa settimana, il numero uno di Rheinmetall, Armin Papperger, aveva lasciato intendere che i tempi si stavano dilatando, complice la necessità di districare le maglie di una trattativa che coinvolgeva la divisione autocarri militari di Iveco Defence Vehicles (IDV). Il ritardo lamentato dal manager tedesco, legato a una precedente operazione tra Iveco Group e Leonardo, trovava però ieri la sua definitiva smentita con la chiusura di un accordo che il gruppo guidato dalla famiglia Agnelli-Elkann non ha esitato a definire “una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni nell’industria italiana”.

Si concretizza così la doppia cessione che ridisegna il perimetro di Iveco: da un lato, il core business dei veicoli commerciali – autocarri, bus e furgoni – finisce nelle mani del colosso indiano Tata Motors per un controvalore di 3,8 miliardi di euro; dall’altro, il comparto della difesa, quello dei blindati e dei mezzi pesanti a uso militare, viene acquisito da Leonardo Spa per 1,7 miliardi. L’affare, che muove complessivamente oltre 5,5 miliardi di euro, rappresenta per Exor – la holding della famiglia Agnelli che detiene circa il 27% del capitale e oltre il 43% dei diritti di voto – un’uscita di scena netta da uno dei pilastri dell’eredità industriale dell’Avvocato Gianni Agnelli, con un incasso diretto stimato intorno a 1,5 miliardi di euro.

Se il trasferimento del ramo “civile” agli indiani rappresenta una normale operazione di mercato in un settore in piena aggregazione globale, la vendita della divisione difesa a Leonardo va letta attraverso le categorie più aspre della competizione internazionale. Non si tratta, in questo caso, di un semplice sro societario, ma di un vero e proprio ridisegno degli equilibri nella difesa terrestre europea, un terreno in cui la guerra economica si combatte con il controllo delle filiere, l’acquisizione di tecnologie strategiche e la ridefinizione dei rapporti di forza industriali. La scelta di Leonardo – azionista di riferimento il Ministero dell’Economia e delle Finanze – non è stata casuale, né è stata la più vantaggiosa sul piano strettamente economico: fonti di stampa avevano riportato offerte superiori da parte del consorzio franco-tedesco KNDS e del gruppo ceco CSG, ma la pressione politica esercitata dal governo, forte del golden power che consente di bloccare cessioni ad attori stranieri, ha di fatto indirizzato l’esito della partita verso una soluzione nazionale.

La riconversione industriale e il dividendo come rifocalizzazione

Per Iveco Group, l’operazione rappresenta una drastica rifocalizzazione del business. Cedendo un comparto che, pur rappresentando solo il 5,7% del fatturato complessivo, garantiva margini operativi superiori al 10%, l’azienda ottiene liquidità fresca da distribuire agli azionisti. L’intenzione dichiarata è quella di distribuire un maxi dividendo straordinario, stimato tra i 5,5 e i 6,0 euro per azione, un’operazione che spiega anche il sostegno convinto di Exor all’opa lanciata da Tata Motors. La reazione di Piazza Affari, seppur inizialmente negativa con un tonfo delle azioni oltre il 5%, va letta alla luce dei forti rialzi accumulati nelle sedute precedenti proprio sulle voci di queste cessioni: il mercato ha sostanzialmente scontato l’affare, premiando la capacità di valorizzare un asset che, per la famiglia Agnelli, era ormai considerato non più centrale nelle strategie di lungo termine, incentrate invece su settori come il lusso, la sanità e l’automotive di fascia alta attraverso Stellantis.

Dall’altro lato della barricata, l’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani, incassa un’operazione definita “un tassello fondamentale” per la crescita del gruppo nella difesa terrestre. L’acquisizione di IDV e del marchio Astra permette di creare un campione nazionale in un segmento in cui la spesa militare, in Europa, sta crescendo in modo esponenziale a causa delle tensioni geopolitiche. L’operazione, che dovrebbe chiudersi entro il primo trimestre del 2026, mette Leonardo nelle condizioni di offrire una gamma completa di soluzioni per gli eserciti, dalle piattaforme protette ai sistemi avanzati, sfruttando la sinergia con la joint venture già in essere con Rheinmetall per i carri armati.

Il nodo occupazionale e le reazioni sindacali

Non mancano, naturalmente, le tensioni sul fronte sociale. L’annuncio della cessione, maturato senza un confronto preventivo con le rappresentanze sindacali, ha scatenato la reazione della Fiom-Cgil e della Fismic Confsal, che hanno denunciato “l’inaccettabile disimpegno industriale nel Paese” e chiesto al governo garanzie concrete per la tutela dell’occupazione. L’allarme è forte, in particolare per gli stabilimenti storici di Torino, Bolzano e per le altre realtà produttive sparse sul territorio nazionale. Se Tata Motors ha formalmente assicurato il mantenimento della sede principale e della forza lavoro, promettendo investimenti per crescere nel mercato europeo, il precedente della cessione di Magneti Marelli – finita in mani straniere con un successivo pesante ridimensionamento – alimenta i timori di una progressiva erosione del tessuto industriale italiano.

Il governo, dal canto suo, ha osservato la partita con il duplice ruolo di regolatore e, nel caso di Leonardo, di compratore. A Palazzo Chigi si sottolinea la volontà di vigilare affinché gli asset strategici rimangano protetti, ma la cessione della parte “civile” a un gruppo indiano pone interrogativi sul futuro di un marchio che, per decenni, è stato un simbolo della motorizzazione nazionale. La vendita a Tata Motors, che prevede il ritiro di Iveco dalla Borsa di Milano per integrarla in una newco olandese, rappresenta uno degli esempi più eclatanti di come la globalizzazione stia riscrivendo la geografia dell’industria italiana, spostando il baricentro decisionale da Torino a Mumbai.

Gli equilibri nella difesa e il ruolo della famiglia Agnelli

In questo contesto, la famiglia Agnelli-Elkann incassa un dividendo non solo economico ma anche di posizionamento. John Elkann, alla guida di Exor, porta a termine lo smantellamento di quella che fu la galassia Fiat iniziato con la cessione di Magneti Marelli e Comau, concentrando gli investimenti su Stellantis e su Ferrari, realtà dove il capitale è più leggero e i margini più alti. La critica secondo cui si tratti di un progressivo disimpegno dall’Italia trova però una controlettura nell’operazione con Leonardo: la parte più strategica, quella legata alla difesa e alla sicurezza nazionale, rimane in mani italiane, seppur pubbliche, mentre il rischio industriale del mercato dei camion viene trasferito a un partner indiano con una struttura finanziaria solida.

L’affare racconta anche un’altra verità, meno esplicita ma altrettanto rilevante. Nel mondo della difesa, i guadagni non si realizzano solo con la vendita di armi durante i conflitti, ma anche attraverso la riconfigurazione degli assetti industriali che precedono o seguono le guerre. L’aumento della spesa militare in Europa, trainato dalla percezione di una minaccia incombente e dal ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, ha creato le condizioni per una rivalutazione degli asset della difesa. Leonardo, grazie a questa acquisizione, si posiziona come interlocutore privilegiato per le commesse pubbliche italiane e per le alleanze europee, mentre Exor incassa liquidità per investire altrove. È un movimento di capitali che non ha nulla a che vedere con le ideologie, ma che risponde a una logica precisa: quella di chi, in tempi di riarmo, sa leggere il valore strategico delle proprie partecipazioni.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.