Iveco cede la difesa a Leonardo, l’intelligence economica e il nuovo equilibrio industriale
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Redazione Economia
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La scorsa settimana il ceo di Rheinmetall, Armin Papperger, aveva lasciato trapelare un certo nervosismo: l’accordo tra la sua azienda e Leonardo per la divisione autocarri militari di Iveco Defence Vehicles (IDV) stava subendo un ritardo. Quel ritardo, come aveva spiegato, era imputabile a una precedente operazione tra Iveco Group e Leonardo, la cui chiusura – fissata entro il primo trimestre dell’anno – era stata ribadita nel Piano Industriale 2026. Adesso, a spegnere le incertezze, arriva la conferma direttamente da Iveco: il business della difesa è stato ceduto. Una cessione definita dalla stessa azienda «una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni nell’industria italiana, segnando una svolta strategica destinata a ridisegnare gli equilibri nel settore della difesa terrestre europea». E in effetti, a guardare i numeri e le dinamiche di fondo, la posta in gioco è molto più alta di un semplice passaggio di proprietà.
La guerra economica e lo sro dei rami strategici
Per comprendere la portata dell’affare, occorre forse cambiare prospettiva: la vendita di Iveco al gruppo indiano Tata Motors – operazione parallela a questa, conclusa nel 2025 – non può essere letta come una normale transazione di mercato. Si muove, piuttosto, dentro le categorie della guerra economica e dell’intelligence economica, quel terreno in cui la competizione internazionale non si combatte con i carri armati ma con acquisizioni mirate, scorpori industriali e il controllo delle filiere strategiche. Iveco si è di fatto spezzata in due: da un lato la produzione di veicoli commerciali, bus e motori, finita nelle mani del colosso indiano Tata Motors per 3,8 miliardi di euro; dall’altro la divisione militare, Iveco Defence Vehicles, ceduta a Leonardo per 1,6 miliardi (in linea con un Enterprise Value di 1,7 miliardi). Un’operazione complessiva da 5,5 miliardi che ha ridisegnato la geografia industriale di un marchio storico italiano, con la holding Exor della famiglia Agnelli che ha gestito lo spacchettamento.
Leonardo finalizza l’acquisizione e si prepara a ritoccare i piani
Proprio oggi, 18 marzo, Leonardo ha annunciato di aver finalizzato l’acquisto di Iveco Defence Vehicles. L’operazione, che si inserisce nella strategia di crescita inorganica prevista dal nuovo piano industriale recentemente presentato, porta in dote all’azienda italiana non solo i mezzi blindati e i veicoli tattici, ma anche un patrimonio di competenze accumulate in decenni di collaborazione. È lo stesso amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani, a rivendicare il risultato: «Ora siamo più competitivi in un settore con alte prospettive di crescita», ha dichiarato, annunciando la chiusura del dossier a una settimana esatta dalla presentazione del piano industriale al 2030. Un piano, quest’ultimo, che non includeva ancora il consolidamento delle nuove attività: con l’acquisizione ormai nelle casse del gruppo, quei numeri andranno inevitabilmente ritoccati.
La complessa eredità del CIO e l’attesa per la joint venture con Rheinmetall
L’acquisizione, però, riporta alla luce una questione industriale annosa, legata al Consorzio Iveco-Oto Melara (CIO), nato nel 1985 per gestire i programmi terrestri dell’Esercito Italiano. Per quarant’anni, questo consorzio ha rappresentato la spina dorsale della produzione nazionale di blindati, dal Centauro all’Ariete, dal Dardo alla serie dei Freccia. Con l’ingresso di IDV nel perimetro di Leonardo, il gruppo controlla ora entrambe le anime del consorzio, rendendo di fatto superflua la struttura originaria. Una situazione che pone un interrogativo concreto: se mantenere in vita il CIO, trasferirne le funzioni, o chiuderlo con un atto formale. Una decisione che, come osservano gli analisti, richiede trasparenza, considerando che il consorzio detiene ancora la proprietà intellettuale dei principali veicoli e gestisce contratti internazionali in essere, come quello con il Brasile per il Centauro II. Parallelamente, resta da sciogliere il nodo con Rheinmetall: la joint venture per la divisione autocarri militari di IDV, quella che Papperger aveva dato per imminente, dovrà ora fare i conti con il nuovo perimetro industriale appena definito.




