Napoli a secco di gol, il realismo di Conte non placa le attese

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il Maradona, che pure aveva vissuto con speranza l’avvio della sfida, ha finito per consegnare alle cronache un altro sigillo di stallo, un pareggio senza reti che pesa come un macigno sulle ambizioni europee del Napoli. L’Eintracht Francoforte, sebbene chiaramente inferiore per possesso palla e iniziativa di gioco, ha eretto una barriera difficile da scalfire, lasciando agli azzurri, i quali hanno controllato le azioni per larga parte dell’incontro, la sola amara consapevolezza di aver sprecato le poche, vere occasioni per imprimere un segno diverso al risultato. Quella che si è consumata è stata, in sostanza, una partita di quelle in cui la squadra padrona di casa la fa da padrona, arrivando più e più volte a lambire l’area di rigore avversaria, senza però mai riuscire a trovare il varco decisivo, quella combinazione o quel guizzo individuale capaci di trasformare la supremazia di campo in un vantaggio concreto in classifica.

Un novembre di fuoco spento

Il cosiddetto “novembre dello zero”, come è stato efficacemente definito, prosegue il suo cammino privo di scossoni, caratterizzato da un andamento che, se da un lato vede la difesa – con Vanja Milinkovic-Savic tra i pali – vivere serate relativamente tranquille, dall’altro evidenzia una preoccupante aridità realizzativa. Il portiere, che qualcuno affettuosamente chiama Zio Vanja, ha potuto osservare gran parte della partita da lontano, disturbato solo da un tiro di Knauff e da una deviazione involontaria di un suo compagno, episodi che non hanno mai seriamente messo in pericolo la sua porta. Una serata di lavoro ordinario, la sua, che però risalta ancor di più il problema all’opposto del campo, dove le occasioni si sono dissolte prima di diventare gol.

Il dominio che non produce sostanza

Le statistiche, d’altronde, parlano da sole: un possesso palla schiacciante, superiore al sessanta per cento, e una costruzione di gioco spesso articolata, che però si è scontrata contro un muro compatto, un reparto avversario disposto a sacrificarsi e a chiudere tutti gli spazi negli ultimi, decisivi, venti metri. Ci si è provati in quattro circostanze significative, alcune delle quali avrebbero potuto cambiare il destino della serata, ma la palla non ha voluto entrare. È in questo divario, tra un approccio positivo e un’efficacia finale quasi nulla, che si annida la delusione più profonda, un sentimento che ha inevitabilmente iniziato a serpeggiare tra il pubblico, il quale, dopo il pari di Eindhoven, sperava in una svolta che non c’è stata.

La dialettica tra pragmatismo e attese

Sullo sfondo, come un fiume carsico che talvolta riaffiora in superficie, scorre il confronto tra il linguaggio utilizzato da Antonio Conte – notoriamente schietto e ancorato a una visione realistica e pragmatica del calcio – e le aspettative di una piazza che, forse, chiede ancora di sognare. L’allenatore, i cui metodi e la cui comunicazione sono spesso al centro di dibattiti, ha il torto, secondo alcuni, di parlare in maniera troppo diretta, di non ammantare le difficoltà con un velo di ottimismo di facciata. Una dialettica, questa, che il pareggio contro i tedeschi ha contribuito ad alimentare, lasciando la squadra con un bottino di soli quattro punti e una strada in salita da percorrere per continuare a sperare nella competizione.

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