Dubai nel mirino, la guerra entra in casa: italiani bloccati tra le macerie del conflitto allargato

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il fragore delle esplosioni, un tempo confinato ai monitor dei telegiornali, è diventato la colonna sonora di una quotidianità sospesa per migliaia di italiani in Medio Oriente. Da sabato 28 febbraio, la rappresaglia iraniana – scattata dopo l'offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele che avrebbe preso di mira, tra gli altri, lo stesso leader supremo, il cui destino è ancora avvolto da fitti misteri – ha infranto l'illusione di una bolla di sicurezza negli Emirati Arabi Uniti. Dubai e Abu Dhabi, vetrine luccicanti di un modernismo a volte distaccato dalla turbolenza regionale, si sono ritrovate sulla linea del fronte. Onde d'urto e detriti intercettati, come quelli caduti nei pressi del celeberrimo hotel a forma di vela, il Burj al-Arab, hanno materializzato il pericolo, costringendo centinaia di studenti italiani a rifugiarsi nei bunker interrati dei loro alberghi, mentre i residenti, tra cui i circa 23mila connazionali che lavorano nell'emirato, ricevevano l'indicazione di non lasciare le proprie abitazioni se non in fasce orarie ristrette.

L'impatto più tangibile, al netto della paura, lo vivono i viaggiatori. Circa 5.000 persone, tra passeggeri ed equipaggio, sono letteralmente prigioniere a bordo della MSC Euribia, ferma nel porto di Dubai. La nave, che avrebbe dovuto solcare le acque del Golfo verso il Qatar, è diventata un rifugio dorato ma invalicabile. Le testimonianze che filtrano, raccolte da chi è rimasto imbarcato, dipingono un quadro di attesa surreale: alcuni parlano di boati avvertiti in lontananza, una minaccia ovattata ma costante, mentre il personale di bordo, in attesa di direttive, sconsiglia di allontanarsi dal terminal. L'alternativa per chi tenta di forzare il blocco, come alcuni turisti sardi che valutano un esodo via terra verso l'Oman, si scontra con una viabilità in tilt e con la chiusura totale dello spazio aereo, decretata dalle autorità locali per fronteggiare le ondate di droni e missili balistici – centosessantacinque solo nella prima fase dell'attacco, secondo i dati diffusi dal ministero della Difesa emiratino, gran parte dei quali neutralizzati ma non senza conseguenze per i detriti caduti su aree civili.

«Siamo stati abbandonati dal governo»: la rabbia dei turisti e la versione della Farnesina

Mentre i cieli vengono pattugliati da caccia e i sistemi di difesa lavorano senza sosta, sul fronte diplomatico si consuma una battaglia parallela fatta di comunicati e smentite. Alcuni italiani bloccati, come Francesco, intervistato da testate nazionali, non usano mezzi termini nel giudicare l'operato delle istituzioni: parlano di falsità e di un senso di abbandono da parte del governo. Un'accusa pesante, che stride con il racconto di altri connazionali, come il dj Matteo Ponzano, che risiede stabilmente a Dubai e che invece ha sottolineato l'efficienza e il supporto ricevuti dalle autorità locali. D'altro canto, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito alle Camere di aver istituito una task force di cinquanta unità e di aver potenziato i canali di emergenza delle ambasciate, confermando che gli Emirati, su richiesta italiana, allestiranno un volo speciale per riportare a casa circa duecento studenti minori, attualmente in attesa da Abu Dhabi. Resta il fatto che per la stragrande maggioranza dei circa settantamila italiani presenti nell'area – trentamila dei quali solo tra Dubai e Abu Dhabi – l'unica certezza è una sospensione a tempo indeterminato dei voli di linea, con le compagnie aeree costrette a dirottare i loro velivoli lontano da uno degli snodi più trafficati del pianeta.

L'ombra di Garlasco e la cronaca che si intreccia con l'attualità

In un contesto di crisi internazionale così incandescente, l'informazione cerca di dare senso anche a dettagli che appartengono a capitoli ancora aperti della cronaca giudiziaria italiana. L'evolversi del conflitto in Medio Oriente, infatti, assorbe inevitabilmente l'attenzione pubblica, ma non cancchia i vecchi misteri. Il caso dell'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, ad esempio, continua a essere sottoposto al vaglio di nuovi elementi. Tra questi, torna sotto la lente d'ingrandimento il famoso scontrino del parcheggio, un frammento di carta la cui ora di emissione e il cui possessore potrebbero ridefinire interi passaggi dell'inchiesta. Mentre il mondo trattiene il fiato per le sorti di un conflitto che si allarga a macchia d'olio, le procure italiane continuano il loro meticoloso lavoro di ricostruzione del passato, a dimostrazione di come la complessità del reale non conosca pause né gerarchie.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.