La Bosnia di Barbarez e il "fortino" di Zenica: “Contro l’Italia sarà sfida tra esperienza e giovani”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Dopo la vittoria ai rigori contro il Galles, conquistata con un pareggio all’86esimo firmato dal capitano Edin Dzeko, la nazionale bosniaca si prepara ad affrontare l’Italia nella finale dei playoff che vale la qualificazione ai Mondiali 2026. Un appuntamento, quello in programma martedì 31 marzo allo stadio Bilino Polje di Zenica, che rappresenta per i padroni di casa l’occasione per scrivere una pagina di storia, sfruttando l’entusiasmo di un gruppo in cui convivono la classe immensa del quarantenne Dzeko e la freschezza di giovani come il diciottenne Kerim Alajbegovic, decisivo dal dischetto nella semifinale di Cardiff.

Il commissario tecnico Sergej Barbarez, visibilmente soddisfatto per la rimonta compiuta contro i gallesi, ha sottolineato come la reazione alla discesa sia stata la chiave di volta per superare un turno ostico. Le sue parole, riportate da Tuttomercatoweb, trasudano fiducia in vista del confronto con gli azzurri, ma anche una certa attenzione ai dettagli: “Non vedo l’ora di affrontare l’Italia – ha dichiarato Barbarez –. I nostri giocatori che militano in Serie A saranno particolarmente motivati”. Un riferimento chiaro al fatto che molti elementi della rosa bosniaca conoscono perfettamente le insidie del calcio italiano, un vantaggio che il Ct intende sfruttare per caricare l’ambiente.

L’esperienza di Dzeko e le polemiche pre-partita

Il riferimento alla Serie A non è casuale, specialmente se si considera chi guida la Bosnia in campo. Edin Dzeko, storico ex attaccante di Roma, Inter e Fiorentina, ha parlato dopo la gara di Cardiff con l’atteggiamento di chi sa gestire la pressione. Autore del gol che ha tenuto viva la sua nazionale, l’attaccante ha subito spostato l’ago della bilancia degli equilibri dalla parte opposta: “L’Italia arriva in Bosnia da grande favorita”. Una dichiarazione che, se da un lato toglie pressione all’ambiente di casa, dall’altro rappresenta una stilettata velenosa per gli azzurri di Rino Gattuso, chiamati a gestire un ruolo da favoriti in una partita secca dove spesso le gerarchie saltano.

A rendere il clima già rovente, anche prima del fischio d’inizio, ci ha pensato un episodio che sa tanto di scaramanzia quanto di psicologia del calcio. Subito dopo la vittoria della Bosnia sul Galles, le immagini di alcuni azzurri – tra cui Federico Dimarco e Guglielmo Vicario – intenti a esultare negli spogliatoi per l’eliminazione dei gallesi sono diventate virali, scatenando la reazione dei tifosi bosniaci. Seppur si tratti di un’esultanza legata alla scelta dell’avversario, in Bosnia è stata interpretata come una mancanza di rispetto, alimentando ulteriormente il desiderio di vendetta sportiva in vista della sfida di martedì.

Il “fortino” di Zenica e la strategia di Gattuso

Se l’aspetto psicologico gioca un ruolo fondamentale, quello ambientale non sarà da meno. Il Bilino Polje di Zenica, piccolo stadio da poco più di 15mila posti privo di pista di atletica, rappresenta un vero e proprio catino. La Federazione bosniaca ha già fatto sapere che il tutto esaurito è stato raggiunto in poche ore, un fattore che promette di rendere l’atmosfera opprimente per gli ospiti. Per la nazionale di casa, si tratta di un fortino non tanto per i risultati storici, quanto per il calore con cui i tifosi sostengono la squadra, un elemento che Gattuso ha già messo in conto definendo i suoi avversari “vecchi marpioni”.

Il ct azzurro, reduce dal successo per 2-0 contro l’Irlanda del Nord firmato da Sandro Tonali e Moise Kean, ha descritto la finale come l’Everest da scalare, consapevole delle insidie tattiche di una squadra che, come emerso nella semifinale, sa essere solida e letale nelle ripartenze. Il rischio di una sottovalutazione, per Gattuso, è un pericolo concreto contro una nazionale che ha dimostrato di non aver perso una gara ufficiale in trasferta dal novembre 2024. Martedì sera, a Zenica, si giocherà non solo la partita più importante dell’anno, ma anche lo scontro tra la voglia di rivalsa di un gruppo esperto e la pressione di una Italia che deve rompere il ghiaccio e tornare a calcare i campi del Mondiale dopo le esclusioni delle ultime edizioni.

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